La classe politica e l’anomalia spezzina

Complimenti, caro Massimiliano, per i tuoi fondi di martedì 7 e mercoledì 8 – Sant’Ambreus de Milan -. Il giorno 7 hai scritto, fra l’altro, nell’originale «Lascio Genova, resto a Genova»: io vado via perché le discussioni politiche più emozionanti riguardano parlamentari all’ottava – nona – decima legislatura e la loro ricandidatura e perché la stampa dedica loro pure spazio.
Mercoledì 7 ci hai parlato dei giovani pidiellini spezzini (noi Lunigiana siamo il loro naturale entroterra, dovrebbero riflettere su questo e agire) di gran valore e già impegnati nelle varie amministrazioni. La tua segnalazione inquadrata dentro le sacrosante critiche al Signor Berlusconi. A tal proposito, peccato che tu non abbia pubblicato una mia lettera aperta inviata a tutti i giornali (esclusa la Repubblica, cotesta testata non è adatta al mio stomaco), la mia era una lettera di dolce critica alla stampa nazionale, okkupata dai vecchi sessantottardi di nuovo in auge, attraverso i loro figli, che, ovviamente, hanno come sport preferito l’odio stampato verso il Presidente del Consiglio.
Ma vengo a te e ai tuoi fondi: è vero, il meneghino Silvio Berlusconi commette molti errori. Al di là dei suoi modi di vita privati che non mi appartengono, l’errore più imperdonabile è quello d’aver ramazzato, alla nascita di Forza Italia, tutto il pattume politichese e politicante di una partitocrazia in vendita, che solo nel Bel Paese ha diritto di cittadinanza. Non solo, la fa da padrone. E di questo errore gravissimo Berlusconi ne paga tutte le conseguenze, a cominciare dalle Riforme con le pezze al culo che è riuscito a fare, tanto gli hanno permesso i suoi amici di partito. Non sono i residuati bellici del comunismo e della democrazia cristiana che non gli hanno permesso di tener fede alle promesse elettorali, sono i suoi compagni di partito e i suoi alleati, a cominciare dalla Lega, partito a mo’ del defunto Pci e che fa le sue fortune grattando la pancia di un Nord opulento (per quanto ancora?). Per fortuna il leghismo ha proposto il tema del federalismo, ma l’ha fatto con scarso spessore istituzionale.
Dicevo, Berlusconi ha commesso molti errori, ma i maggiori responsabili di cotesti errori sono le truppe di cui si è circondato, alcuni non all’altezza dei compiti e altri alla stregua del fascista (che per violenza non ha eguali sulla terra) Fini e camerati. Non mi risulta che Berlusconi sia mai stato fascista né comunista, Berlusconi è libero e insofferente dei sistemi. Poi è chiaro che dentro la plètora dei questuanti, dei falsi amici, dei mestatori intriganti si celino anche personalità limpide e colme di dedizione alla politica (non a Berlusconi) nei suoi più alti significati ètici.
Ma non basta. Tu (ma anch’io) proponi una classe dirigente pidiellina nuova di zecca a fai le pulci ai secolari eletti e rieletti. Sta avvenendo nel PdL quanto è già avvenuto nel tempo dentro la sinistra e i suoi alleati: nominativi che tempestano il partito anno dopo anno, legislatura dopo legislatura, come dire che si forma una classe di potere autoreferenziale e che non permette il ricambio, venendo meno, in tal modo, a qualsiasi criterio democratico. Ho intenzione di mettermi in contatto (al di là della tessera di partito che ho in tasca, quella del PdL) col giovane sindaco di Firenze per proporgli due o tre cose, ti farò sapere. È mia convinzione che i veri cambiamenti debbano scaturire dalla manovalanza del partito.
L’anomalia italiana, di cui sopra, cioè la politica indossata come una carriera personale, cassa in un sol colpo i sensi e i significati di un sistema democratico. Che, fino a prova contraria, è Governo del Popolo, tradotto, vuol dire che ogni individuo può e deve accedere al cosiddetto potere.
Vedi Mass e voi tutti stupendi redattori delle cronache liguri del Giornale e lettori del Giornale, è in atto una destabilizzazione sociale economica politica del Paese Italia, una destabilizzazione sotterranea e qualche volta plateale, condotta da una varietà di mezzi e mai attuata nei confronti di tutti quei Governi che hanno preceduto i Governi Berlusconi.
Che si deve fare? Una cosa semplicissima: insieme alle migliaia di leggi e leggine che ci tempestano, è necessario vararne una. Una legge che impedisca a ogni cittadino italiano di candidarsi alla Res Publica per più di 2 legislature. Ecco fatto il ricambio! Il Parlamento italiano, i Comuni, le Ragioni, le Province (da cassare, ricordiamolo) e quant’altro sono stracolmi di gente che pratica la politica come carriera a vita.
Ma c’è un altro problema in Italia, spaventoso problema: la partitocrazia che prolifera come una coniglia sovvenzionata dal Popolo italiano. Che si fa? Lapalisse! Via il finanziamento pubblico ai partiti. Poiché i partiti sono formati da gruppi di Cittadini privati che devono autofinanziarsi. Per fare propaganda e comunicare le proprie idee circa il governo della Cosa Pubblica.
Ultima considerazione: anch’io sono per far largo ai giovani, ma attenzione a non offendere e confinare la maturità e l’anzianità, che spesso conserva pensiero giovane e produttivo. Facciamo che, insieme a una classe politica giovane e giovanissima, ci possono stare anche i tipi alla Berlusconi, che mostrano ancora energie e facoltà.
Complimenti a tutta la tua splendida redazione, vi si legge con autentico piacere e ci si riconcilia con un giornalismo nostrano assai poco edificante.
Ciao Mass, con affetto.
*mestierante di una scrivania