Classifica dei cattivi pensieri «Mister Hyde» 8 italiani su 10

Sondaggio di «Riza Psicosomatica»: «Siamo malvagi di nascosto»

Nino Materi

Ce n’è di brutta gente in giro. Prendete il campione di mille persone scelto dalla rivista Riza Psicosomatica (diretta da Raffaele Morelli, psicologo-tuttologo assai caro a Maurizio Costanzo): maschi e femmine, di età compresa tra i 25 e i 60 anni, intervistati per «scoprire come sono cambiati i cattivi pensieri degli italiani nel corso degli anni».
Secondo i risultati dell’indagine, infatti, nei sogni segreti di 8 italiani su 10 albergano «rancore, invidia, violenza e ogni genere di cattiveria». Sfogliare le pagine dello studio del mensile «morelliano» rappresenta un colpo mortale per il buonismo nazionale, spazzato via da pulsioni ai confini tra sadismo, crudeltà e - nei casi più gravi - autentica criminalità.
Ma quali sarebbero (il condizionale, più che d’obbligo, è di speranza ndr) i desideri inconfessabili, confessati però agli psicologi di Riza, dai nostri connazionali?
L'81% dei soggetti sentiti ha confessato di avere, più o meno spesso, «brutti pensieri». Per uno su quattro (27%) in genere si tratta di qualcosa che mai si avrebbe il coraggio di mettere in pratica, per dare libero sfogo ai propri desideri più segreti (25%), per trasgredire le regole sociali (18%) facendo qualcosa di illegale (14%). Non a caso le fantasie sono legate soprattutto alla trasgressione (31%), al sesso (26%) e alla violenza (18%), ma anche alla voglia di rivalsa dovuta all'invidia (13%) e alla paura (8%). Insomma un esercito di «mister Hyde», senza nemmeno lo straccio di un «dottor Jekyll» a compensare la malvagità di anime talmente nere.
Le cause? Prima di tutto, la frustrazione repressa, ma anche le ingiustizie subite e l'aggressività accumulata e mai sfogata; per molti, invece, si tratta di una questione di insicurezza, mentre per uno su dieci la molla è il rancore. E se, per quasi un intervistato su tre i cattivi pensieri nascono nei periodi di particolare stress, addirittura un italiano su cinque afferma di non avere un momento preferito per dare libero sfogo alle fantasie più fosche.
Si tratta di una valvola di sfogo, che lascia nella maggior parte dei casi un «senso di liberazione», o addirittura di «vero e proprio piacere», anche se uno su quattro confessa, invece, di provare un «senso di colpa». Soltanto uno su dieci si vergogna di avere certi pensieri (11%) o ne ha paura (10%). Fortunatamente, però, il 68% del campione assicura di non aver mai pensato di mettere in pratica le proprie fantasie, anche se il 9% ammette di averci pensato qualche volta, mentre il 19% ci ha pensato sì, ma raramente. Ma diamo un’occhiata alla hit parade dei sogni proibiti. Quelli di Riza vanno giù duro. Secondo gli esperti, infatti, i ventenni coverebbero il desiderio latente di «picchiare gli animali o rubare il partner all'amica/o del cuore».
Passati i trent’anni, l’imbarbarimento ha una brusca impennata: abbandonare la fidanzata incinta e prostituirsi. Mentre a quarant’anni si tende a diventare dei maiali: «Si opta per il turismo sessuale o per sfrenate avventure erotiche con i propri sottoposti». Ma il peggio arriva a cinquanta, quando «si vorrebbero veder soffrire il partner o andare a letto con i figli degli amici»; annotazione finale: «Non è raro che qualcuno nasconda fantasie autolesioniste che arrivano a contemplare il suicidio».
Solo fantasie, si spera.