Claudia Pandolfi: "Che tipa la mia Rossana"

Otto donne e un regista. Enzo Monteleone torna con una storia tutta al femminile. Venerdì esce infatti Due partite, dalla pièce teatrale di Cristina Comencini. Parla la Pandolfi: &quot;Ribelle ma poi vuole un bambino&quot;<br />

Dice che «un copione dove ci sono otto donne e nessun altro è un lusso». E naturalmente «siamo andate tutte d’accordo, smentendo ogni luogo comune sui capricci, le rivalità e i divismi delle attrici». Claudia Pandolfi incarna Rossana, medico ospedaliero, figlia di Sofia. Donna «brusca e aggressiva che in cuor suo ha la certezza di non essere mai stata desiderata dalla mamma».

Le somiglia questa Rossana?
«Abbastanza. Anch’io, a volte, sono preda di una strana aggressività che non serve. E vuoto il sacco. Mi piace Rossana quando urla, nel film, “la colpa è di chi ci ha fatto credere che per noi donne la famiglia è tutto”. Ma poi desidera avere un figlio, si ribella al destino della madre. Infatti prova a mettere in scena col marito, nella casa al mare, una sorta di recita familiare: cucina, sparecchia, lava i piatti mentre lui fuma il sigaro e solo così riescono a fare l’amore, a volte senza neppure arrivare al letto».

Con sua madre, quella vera, com’è andata?
«Mia madre è qui, in sala, stamattina. Con lei ho avuto, da giovane, un rapporto molto conflittuale. Io ragazza forte, ribelle; lei una donna tesa, a un passo dallo scoppiare. Ci sono stati momenti di grande disagio. Per questo a un certo punto della mia vita me ne sono andata di casa, per quasi due anni. Una fuga. Poi sono tornata. Oggi, che sono madre e felicemente sposata, mi è più facile parlarle: quando ho potuto dirle tutto è stato bellissimo. Tra madre e figlia il rapporto è per emulazione o per rivolta. Per questo, a volte, penso che sarebbe meglio crescere in una comune, mica quella per tossici sia chiaro, in una sorta di famiglia allargata».

Per Rossana “gli uomini sono diventati così apprensivi”. Concorda?
«Forse sentono la nostra fuggevolezza».

Il film esce il 6 marzo, due giorni prima dell’8 marzo, festa della donna. Una coincidenza?
«Non saprei dire, penso di sì. Certo, Due partite è un film che si rivolge al pubblico delle donne, ma non solo a quello, mi auguro. Dovrebbe interessare anche gli uomini. Raccontiamo una storia di madri e figlie, di dolori nascosti e convenzioni sociali, soprattutto di umanità femminile. E io sono proprio contenta di farne parte».