Claudio Batta dallo Zelig al Ciak «Basta col cabaret, siamo seri»

«Voglio uscire dagli schemi per affrontare la commedia brillante»

Viviana Persiani

Qualcuno potrebbe pensare ad un tentativo diverso di fare commedia, ovvero scatenare la risata del pubblico senza far ricorso alla ormai inflazionata satira politica, o ai riferimenti al sesso.
Con Adesso Batta, in scena fino a domenica al Teatro Ciak, Claudio Batta (che il grande pubblico riconoscerà come Capocenere sul palco di Zelig) posa la sua "nimmistica" per consacrarsi ad un mondo nuovo, quello della commedia. Diretto da Alessandro Benvenuti, coautore del testo nato da un'idea di Batta ed elaborato con la collaborazione di Dado Tedeschi e Romano Singlitico, lo spettacolo nasce da una forte esigenza di prendere le distanze dal cabaret e dai suoi luoghi comuni.
«Ho scritto questa storia proprio perché volevo compiere il passaggio dal cabaret al teatro di prosa e sorretto da collaboratori e da un'abile regia, salgo sulla scena presentando al pubblico un commedia vera e propria, colorata da toni brillanti, simpatici e divertenti, ricca di battute, ma non fini a se stesse. E soprattutto, ho preso le doverose distanze da quei luoghi comuni affrontati dalla maggior parte dei miei colleghi».
In effetti, è strano, in questo periodo preelettorale, non sentire criticare o schernire Silvio Berlusconi o il suo antagonista Prodi.
«Credo che la gente si sia stufata della satira politica che campeggia ovunque e che governa la televisione; ecco perché mi dissocio da questo tipo di comicità, non parlo poi di sesso, né del rapporto tra uomo e donna, né della famiglia, argomenti triti e ritriti».
Un attore sfortunato che non è riuscito a raggiungere la notorietà si ritrova a fare i conti con la realtà: la società, la famiglia, le spese, una madre assillante che avrebbe voluto vederlo con un lavoretto sicuro; fino al tracollo psicologico, conseguenza del furto delle sue tanto amate videocassette, nastri che contenevano la sua vita e che avrebbe voluto mostrare alle figlie. Ecco perché, di fronte a una telecamera, l'artista fallito si riracconta.
«Solo sulla scena, interagisco con le voci registrate di altri dieci personaggi: una prova molto difficile perché devo rispondere a tutti, interloquire con tutta questa gente. Da qui prende vita un ritmo serrato».
Un po' di fantasia, qualche reminiscenza biografica, il desiderio di fare ridere e sorridere, magari offrendo anche una morale: ecco come l'artista milanese, di origine livornese, si rinnova nel panorama artistico dedicando Adesso Batta a tutti quei colleghi che non hanno avuto la fortuna di emergere, nonostante le indiscusse doti.
Un'impresa che evidentemente sono in pochi ad intraprendere, visto la ripetitività di certi comici che si fossilizzano nei panni del personaggio più divertente: «Nell'ambiente artistico le idee ci sono. Prendendo, ad esempio, Zelig, spesso sono gli autori che, non avendo voglia di azzardare preferiscono mantenere il livello nazional-popolare della trasmissione; si tratta di scelte editoriali e di questioni politiche nelle quali è meglio non addentrarsi. Tutto è a misura di audience anche se spesso, gli stessi autori, si incaponiscono su certe posizioni che rischiano di farlo abbassare. Per quanto mi riguarda, dopo aver vissuto quasi dieci anni con il fenomeno Zelig, ora, in un certo senso compio un salto nel vuoto».