«Per Claudio voglio giustizia» E Castelli chiede l’ergastolo

da Varese

Fosse Giove Pluvio, anziché un «semplice» ministro, pioverebbero tuoni e fulmini. Non c’è spazio per le colombe. Troppa la rabbia per quest’ennesimo omicidio «déjà vu», fotocopia impietosa di un «mal d’immigrazione» che uccide deboli e forti. Aveva masticato amaro già domenica il guardasigilli Roberto Castelli commentando la morte del barista ucciso a Besano per aver tentato di sedare una rissa tra quattro-cinque italiani e due albanesi: «Da anni diciamo che i clandestini portano criminalità e questa è l'ennesima dimostrazione. Nel 2002 avevo proposto una riforma che affrontasse il problema, ma il Parlamento l'ha bloccata».
Ieri ha rincarato la dose: «Credo che sia giunto il tempo per cui il nostro popolo debba avere la netta sensazione che lo Stato lo protegge e lo protegge anche punendo esemplarmente chi commette questi efferati delitti». Poi, alla notizia degli incidenti ecco il ministro provare a disinnescare la miccia: «Non bisogna lasciarsi andare a reazioni inconsulte. È lo Stato che deve agire non certo i cittadini. Le pene in vigore sono più che sufficienti. Non c'è bisogno di ritoccare in nessun modo il Codice. Basta applicare le leggi già esistenti. Le norme ci sono, bisogna applicarle, ricordo che in casi come questo è anche previsto l'ergastolo». Elisa Meggiorin, le parole del ministro le ha ascoltate al telefono, riportate dagli amici di famiglia. Prima anche il figlio del Senatùr Umberto Bossi, Riccardo, accompagnato dal senatore leghista Luigi Peruzzotti, si era presentato a casa sua per porgerle di persona le condoglianze. A nome del movimento. Così come aveva fatto qualche esponente di An. Lei, che non dorme da due giorni, gli occhi vitrei e i movimenti da automa triste, composta, lucida nonostante il cuore strappato, non fa altro che ripetere: «Vogliamo giustizia, giustizia perché almeno altre madri non si trovino nella stessa situazione».
«Qualcuno deve prendere provvedimenti contro chi, ospitato nel nostro Paese, porta la distruzione», aggiunge. Come darsi pace per la morte di un figlio di appena 23 anni, un ragazzo che sognava una famiglia con Ilaria, la ragazza che avrebbe dovuto diventare un giorno sua moglie? «Claudio non stava facendo niente, è intervenuto solo per salvare un amico. Ed è morto per lui». Poi ancora la rabbia: «Non ci sentiamo tutelati dallo Stato. Ma è possibile, ma stiamo scherzando? Queste persone vengono qua, stuprano le nostre ragazze e ammazzano i nostri figli e noi accettiamo tutto questo?». «Non ci fermeremo qua, chiederemo giustizia, faremo quello che è possibile in termini di legge perché gli assassini di nostro figlio paghino. Sennò la gente si farà giustizia da sola».
Accanto, suo marito. Gianpaolo, consigliere comunale di Besano. Aveva appena finito di dire «Spero che a nessuno venga in mente di vendicare mio figlio». Ed ecco fuori scoppiare la caccia all’albanese.