Una «clausola» per frenare l’ondata rom

(...) disoccupazione: è abbastanza naturale che una volta aperte le frontiere molti cerchino fortuna all’estero, e l’Italia sarà, per ragioni di vicinanza e soprattutto di lingua, la loro meta privilegiata; e di tutte le nostre città, preferiscono di gran lunga Milano e il suo ricco hinterland, dove molti si sono già sistemati come operai, muratori, cameriere, badanti o quant’altro ed esercitano un forte richiamo per gli altri.
Ma, oltre ai nuovi immigrati in cerca di lavoro (che forse non troveranno), bisogna aspettarsi un arrivo massiccio di zingari che, come tutti sappiamo, non vengono qui per lavorare. Stando al censimento del 2003, gli zingari costituiscono solo il 2,5% della popolazione romena, cioè sarebbero poco più di mezzo milione. Data la loro proverbiale prolificità, stime attendibili parlano tuttavia di oltre un milione, tutti, o quasi tutti, ansiosi di lasciare un Paese in cui vivono da secoli, ma dove non si sono mai integrati e non sono visti certo con simpatia. C’è, inoltre, il ragionevole sospetto che lo stesso governo romeno sia ben lieto di liberarsi di questa minoranza, che non contribuisce agli sforzi della Romania per migliorare la sua situazione economica.
Quanti componenti di questo naturale bacino di emigrazione finiranno, nel giro di qualche mese o al massimo di qualche anno, nel Milanese è difficile dire con esattezza, ma saranno certamente tantissimi, comunque tanti da moltiplicare l’attuale popolazione di nomadi e mettere in crisi le fragili strutture di accoglienza.
Ci sarebbe una possibilità di arginare questa marea e diluirla nel tempo, se il governo chiedesse a Bruxelles, come hanno fatto altri Paesi in occasione dell’allargamento dell’Unione a venticinque, una clausola di salvaguardia. Lo consiglierebbe l’esperienza, visto che la Gran Bretagna e l'Irlanda, che tre anni fa aprirono senza restrizioni le loro frontiere ai flussi dall'Est, sono stati in breve sommersi da mezzo milione di polacchi, lituani e slovacchi e stanno ora correndo ai ripari. Ma l’ora è tarda, e non risulta che Roma abbia di queste intenzioni. Ai milanesi, perciò, non resta che prepararsi all'invasione, nella speranza che le brave persone siano più numerose dei potenziali delinquenti.