«Clemente arrabbiato per i posti»

Roberto Scafuri

da Roma

Ieri, pappa-e-ciccia: l’«amico Fausto», il «senso di responsabilità di Rifondazione», persino la solidarietà al disobbediente Caruso colpito dall’autorità giudiziaria. Oggi ciccia-e-pappa: la «Bonino meglio di Bertinotti», «con Prc il governo arriva sì e no a Natale», Caruso e Lussuria «candidature alla Hamas». Mastella spara a zero, ma le sue «mattane» vengono considerate dagli alleati rifondatori, appunto, «mattane». Un’alzata di spalle e un sorriso. «Non ho nessun problema con Mastella...», ha glissato Bertinotti. «Ognuno cerca visibilità come crede...», dice il responsabile economico di Prc, Paolo Ferrero. «Io lo conosco bene, era arrabbiato per i posti in lista...», spiega Giovanni Russo Spena, leader storico della sinistra movimentista e campano di Acerra, un tiro di schioppo da Ceppaloni. «Clemente dovrebbe ringraziarci, per aver difeso l’identità, sua e nostra, senza farci prendere da logiche contrattualistiche cui lui è abituato, noi no...».
Insomma, se Clemente rifonda spesso le sue linee politiche, Rifondazione è clemente e non martella. «La prendiamo con il sorriso...», dicono. E se il giovane beneventano Caruso dice che «col cavolo vado alle riunioni con Mastella, lui smetta di gridare allo scandalo per candidature altrui e s’informi piuttosto su Hamas e la questione palestinese», Russo Spena canta le lodi dei movimentisti e si dice pronto «persino a fare riunioni con Mastella, pur di portare istanze new-global anche al governo». Scherzi a parte, il leader dell’Udeur pone qualche problema concreto, quando evoca una specie di «Cln anti-Berlusconi» e, «cacciato via il tiranno», l’esplosione dell’Unione. Russo Spena, che è anche il numero due del gruppo Prc alla Camera, individua in questo il «nocciolo duro» della questione mastelliana. «Se con la possibile, ma non scontata, sconfitta di Berlusconi, Mastella allude al tentativo di ricostruzione di un centro moderato, da coagulare attorno a Montezemolo, a “tecnici” di Confindustria, alla nuova gestione Bankitalia, con occhio benevolo di una parte delle gerarchie vaticane, allora il discorso è serio e potrebbe essere all’ordine del giorno dopo qualche mese di governo Prodi. Però...». Però, spiega Russo Spena, «emarginare Prc non sarà affatto un gioco da ragazzi, mi sembra uno scenario possibile a tavolino, tra il dire e il fare... Vanno considerati tanti fattori: l’efficacia del governo, i conflitti sociali, la disponibilità reale dei settori moderati unionisti. Non mi pare facile tagliare le ali, la realtà è molto più complessa...». Anche una mossa a sorpresa di Berlusconi, con l’innesto della «quarta punta» Gianni Letta, non modificherebbe la situazione. «Ma come, la Roma da quando gioca senza punte vince e la Cdl vorrebbe squilibrarsi mettendo in campo la quarta? Neppure l’Olanda di Cruijff...».
Secondo gli uomini di Bertinotti non c’è alcun pericolo di un governicchio che non arrivi al panettone natalizio. «Il programma è quasi pronto, frutto di una discussione vera e di un metodo che si è ormai consolidato - dice Ferrero -. Mi sembrerebbe assurdo che, Prodi al governo, ci si possa rimangiare tutto». Per i rifondatori il governo «sarà di legislatura». L’unico nodo concreto di alta tensione, aggiunge il responsabile economico, sarà costituito da come «si coniugherà il risanamento del Paese, dopo il disastro dei conti di Berlusconi, con la tassazione delle grandi ricchezze, delle rendite e con la lotta all’evasione fiscale». E se «la maggioranza degli italiani è interessata e condivide una redistribuzione del reddito operata attraverso la tassazione dei super-patrimoni finanziari e immobiliari», il consenso di «minoranze alla Ricucci, tanto per intenderci, non ci interessa...». Insomma, queste minoranze «faranno di tutto» per sfuggire a una «tassazione più equa». Ma l’importante è che non trovino delle sponde nel governo. Alla Mastella, tanto per intendersi.