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Facciamo una scommessa. Scommettiamo che per tutta la giornata di oggi, a partire dallo sfoglio dei quotidiani e proseguendo con i vari tg e gr, uno dei titoli principali sarà: «Berlusconi insulta la Rai», o qualcosa di questo genere. E scommettiamo pure che in nessuno, o quasi nessuno, di questi titoli, vi sarà scritto anche: «Prosegue l’esecrabile abuso delle intercettazioni telefoniche, la disdicevole consuetudine di mettere in piazza conversazioni private».
Mi si potrà obiettare che chi accetta la scommessa parte avvantaggiato, perché nel momento in cui l’accetta ha già avuto modo di leggerli, i giornali di oggi; mentre chi questa scommessa la propone ha scritto nella serata di ieri, quando i quotidiani erano ancora di là da stampare. Obiezione pertinente, ma da respingere. Per il semplice motivo che il solo proporre una simile scommessa equivale a rubare i soldi, tanto scontato è l’esito.
Ne abbiamo avuto un assaggio ieri sera guardando il Tg1. Il titolo d’apertura era: «Berlusconi contro la Rai». Nel servizio si dava conto della battuta pronunciata ieri dal Cavaliere, il quale ha detto che in Rai nessuno entra senza raccomandazione, e «in certi casi, per lavorare o ti devi prostituire, o devi essere di sinistra».
Battuta discutibile quanto si vuole. Ma è singolare che si parli solo della reazione di Berlusconi, e non del fatto che questa reazione l’ha innescata. Fatto che è molto semplice: ieri, sui siti Internet di Repubblica e dell’Espresso, era non solo leggibile, ma soprattutto ascoltabile - con un file audio - il contenuto integrale di una telefonata tra Berlusconi e il direttore di Rai fiction Agostino Saccà; telefonata messa lì sul Web per dimostrare che il leader dell’opposizione stava cercando di corrompere - a suon di raccomandazioni d’attricette - uno o più senatori della maggioranza. Tentativo che sarebbe gravissimo, se non si fosse rivelato inesistente, visto che la Procura di Napoli - che quella intercettazione aveva disposto - ha già chiesto l’archiviazione per il reato di corruzione.
Nulla di tutto questo è stato detto nel servizio del Tg1. Così come non una parola è stata spesa per denunciare l’utilizzo illegale di un’intercettazione riservata: anzi, l’hanno pure (in parte) fatta sentire. Strano. Eppure, nei mesi scorsi - quando a essere intercettati erano Fassino e D’Alema per il caso Unipol, e Prodi e Mastella per l’inchiesta di De Magistris - s’erano tutti mobilitati per porre fine allo scandalo della diffusione delle telefonate, e s’era giunti perfino a decidere di sanzionare con il carcere i giornalisti che avessero continuato a mettere fango nel ventilatore. Perfino Napolitano s’era scomodato. Adesso che l’intercettato è Berlusconi, e che della telefonata si rende noto perfino l’audio - fatto senza precedenti - tutti zitti. Meglio parlare della «scomposta reazione».
Ecco perché, cari lettori, vi abbiamo proposto questa scommessa. Per mettervi in guardia da chi non vuol farvi vedere la luna, ma il dito che la indica.