Click si scatta, la «lomo-mania» è servita

La vita non è una posa perfetta. E la fotografia per chi usa una Lomo è la storia scomposta di un attimo. Lungo. Impreciso. Onirico. Sfuggente. Ma ovviamente istantaneo. La lomografia è il contrario dell'artificiosa purezza dei pixel, è l'odore aspro di una pellicola e il capriccio metropolitano di regole fatte per essere dimenticate. Si infilano le mani nella borsa, si tira fuori una Lomo e si scatta senza guardare nell'obiettivo. Negli anni ’90 era il vezzo di qualche appassionato, oggi viene usata anche per scatti professionali di moda e design. Seduce l'effetto «sporco», il colore brillante e l'imperfezione instant-reality dello scatto slow, antagonista della rapidità amata dai feticisti del digitale.
Per soddisfare la fame dei collezionisti milanesi sarà inaugurato questa sera a Milano nello Spazio Orea Malià (in via Marghera 18) un Lomo Style Dispenser. Ovvero un vecchio distributore automatico di bevande e merendine, riempito con tutti i modelli delle macchine analogiche lomografiche e con oggetti culto anni ’80 (occhiali super, zaini Invicta, Kway noodle park, orologi timex, ecc...), imballati in modo da poter essere erogati come un normale snack da ufficio. Serviti dunque a cinque gradi centigradi!
Per i neofiti o i futuri collezionisti, basta la sigla a spiegare la sua storia. Lomo è infatti l' acronimo con cui si identifica il suo luogo di origine: Leningradokoje Optino Mechanitscheskoje Objedinenie. Nomi impronunciabili che conducono dritto dritto alla Russia. Tra mercatini underground e star di Hollywood, queste toy-camera sono arrivate dalla ex Urss all'Italia. Il loro viaggio è iniziato nel 1992 quando due studenti di Praga, Matthias Fiegl e Wolfgang Stranzinger, in un mercatino trovano una piccola macchina nera. È una Lomo realizzata in Russia da un ingegnere sovietico che si era divertito a creare un obiettivo con una focale di 32 mm, simile a un grandangolare medio. La caratteristica delle prime foto era quella, particolare e rétro, di una sottoesposizione ai lati dell'immagine. Tipico era quell'effetto tunnel (vignettatura), sporco ma vero. Da allora sono stati creati vari modelli con obiettivi diversi che capovolgono il punto di vista della foto. «Moda o culto? Passaparola... », si legge sul sito web della società austriaca fondata dai due ragazzi. Sì, ma cosa c'entra una macchina fotografica made in Russia di vecchia concezione, tanto imperfetta quanto dalla storia affascinante, con una vera filosofia di vita?». Inutile spiegarlo, meglio di tante parole serve provare.