Clima elettorale surriscaldato perfino nelle scuole

Che il clima pre-elettorale sia un tantino surriscaldato si capisce anche dall’aria che si respira in ambienti che nulla dovrebbero avere a che fare con la politica, come le scuole. Soprattutto quando si tratta di scuole elementari e medie. Due gli episodi che fanno riflettere.
Teatro del primo «fattaccio» è l’istituto statale Alessandro Magno, in via Stesicoro. Una scuola media, appunto. Qualche giorno fa i genitori si sono visti recapitare un «avviso alle famiglie» di poche righe, con cui il dirigente scolastico, «preso atto della nota del ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca del 24 gennaio 2006, con la quale viene ridotto del 40 per cento il bilancio delle scuole», invita le famiglie a versare un contributo di 30 euro per ciascun alunno. Questo perché si «ritiene impossibile provvedere alle necessità della scuola con le sole risorse assegnate dallo Stato». Segue il numero del conto corrente su cui effettuare il versamento. Peccato che non tutti i genitori abbiano apprezzato l’iniziativa. E non certo per i 30 euro. Ad indisporre è stata soprattutto la tempistica con cui è stato inviato il comunicato, soltanto ora, a pochi giorni dalle elezioni, quando il consiglio d’istituto aveva deliberato la richiesta dell’«obolo» già il 30 gennaio.
Altro istituto, altra storia. Trasferiamoci alla scuola elementare Francesco Crispi, a Trastevere. Anche qui ieri mattina si è fatto sentire un certo nervosismo pre-elettorale quando due genitori hanno attaccato al muro dell’edificio un cartello a difesa della riforma Moratti in cui si invitano i genitori a fermare «l’ideologia nella scuola». «Non vogliamo - si legge nel cartello - che la scuola diventi un campo di battaglia politica, in cui i primi a farne le spese sono i nostri ragazzi». Sotto non compare alcuna firma, né simbolo partitico. Eppure il fuori programma ha provocato l’immediata reazione della direttrice scolastica della Francesco Crispi, che ha invitato i due genitori a staccare il manifesto. E di fronte al rifiuto ottenuto non ci ha pensato due volte, lo ha afferrato e lo ha strappato con le sue mani. Una reazione che non ha scoraggiato i due genitori, che armati di scotch da pacchi lo hanno ricomposto e riattaccato.
La miccia, a questo punto, si era innescata. E tra le mamme e i papà si è scatenata un’aspra polemica. In molti hanno parlato di affissione abusiva e hanno cercato di attivare l’attenzione del vigile che di solito aiuta i ragazzi ad attraversare la strada di fronte all’istituto. Altri hanno difeso l’iniziativa sostenendo che comunque «la libertà di espressione andava sempre salvaguardata». «Ma allora firmatelo - ha esortato una mamma - fatevi riconoscere. Chi siete? Mettete delle firme o sottoscrivetelo con un simbolo». La risposta non c’è stata e il genitore, ormai rimasto solo, ha cercato di riattaccare al meglio il manifesto e ha continuato come nulla fosse a fare volantinaggio. Davanti al portone il capannello dei genitori è diventato sempre più folto e sono volati insulti e grida. Solo dopo qualche tempo si è riusciti a ristabilire la calma.
«Questa è la dimostrazione - ha commentato uno dei genitori coinvolti nella discussione - che siamo un paese assolutamente diviso. Ma che ora anche le scuole diventino terreno di scontro politico è davvero allarmante».