Clima, l’Ue attacca l’Italia ma sbaglia i conti

Il commissario europeo Dimas accusa: "Che cifre avete? Ridurre i gas vi costerà molto
meno". La Prestigiacomo lo smentisce citando i documenti ufficiali della Ue

Bruxelles - Nonostante Giorgio Napolitano cerchi di far da paciere, rilevando come «occorra fare uno sforzo per scoprire il legame che c'è sempre tra le esigenze dello sviluppo economico e quello della difesa dell'ambiente» e manifestando l'opinione di come «nonostante la crisi occorre egualmente individuare soluzioni di modelli di crescita compatibili con le risorse ambientali e naturali del pianeta», ha già l'aria di un duello al calor bianco l'appuntamento di lunedì, a Lussemburgo, tra i ministri dell'Ambiente e il commissario del settore Stavros Dimas. Appuntamento al quale Stefania Prestigiacomo si avvia con l'intenzione di replicare punto su punto al 67enne economista greco. Il quale ieri ha sollevato un autentico polverone dicendosi «allibito» per le obiezioni avanzate dall'Italia in relazione al costo dell'applicazione, a livello nazionale, delle misure previste dal pacchetto clima-energia.

«Non so da dove vengano questi numeri - ha detto il commissario Ue all'Ambiente, con riferimento ai 18 e passa miliardi annui di spesa (per 9 anni) di cui ha parlato il governo italiano nel corso del summit - ma non sono nostri scenari». Rilevando che secondo i suoi uffici i costi potrebbero essere tra i 9 e i 12 miliardi di euro, ma mai tra i 18 ed i 25 di cui si parla nel nostro Paese. E se il suo ex-collega Franco Frattini si è limitato a inviargli un «invito alla prudenza, visto che i numeri son quelli giusti e provengono da ambito Ue» il nostro ministro dell'Ambiente, piccato per l'attacco a freddo, non ha esitato a replicare a brutto muso. «Quei numeri - ha fatto sapere a proposito dei conti italiani - vengono da quel “Model-based Analysis of the 2008 EU Policy Package on climate change and renewables” che è stato reso noto solo a fine settembre, nonostante l'Italia chiedesse da mesi una verifica dei costi del pacchetto clima-energia senza ottenere risposta».

Dimas ha provato a parare il colpo. Ha chiarito come non solo nessuno voglia «combattere contro l'Italia», ma ha tenuto persino a far presente come proprio il nostro Paese con le politiche di contenimento del Co2 e l'aumento delle fonti alternative sarà tra quelli che «probabilmente farà l'affare migliore». Ma a Roma non hanno gradito, visto che Berlusconi ha chiesto esplicitamente una trattativa e un costo diviso tra tutti gli europei, e non solo tra quelli che hanno industrie manifatturiere. Tant'è che la Prestigiacomo ha rilanciato. «Le valutazioni che abbiamo fatto - ha detto - prendono in considerazione l'ipotesi che prevede il raggiungimento da parte del nostro Paese degli obiettivi del 20-20-20. Quella ipotesi parla di un costo di 181,5 miliardi fra il 2011 e il 2020. Altre valutazioni, a costi minori, prevedono che l'Italia non raggiunga gli obiettivi. Ma - ha aggiunto il ministro - se il nostro Paese deve assumere un impegno, deve ovviamente valutare quanto costa raggiungerlo, non quanto costerebbe disattenderlo».

E dunque appuntamento a Lussemburgo: «Spero solo sia stato un fraintendimento» ha detto Dimas. «Credo che lunedì il Consiglio dei ministri dell’Ambiente Ue sarà l'occasione per fare chiarezza» la replica della Prestigiacomo. La quale, naturalmente, conta anche su altre contestazioni al piano così come si sono levate nel vertice di Bruxelles. I polacchi assieme ad altri 8 Paesi dell'ex Est europeo sono sul piede di guerra perché non intendono sommare ai guai della crisi finanziaria, esborsi eccessivi per il pacchetto ambiente. La stessa Merkel, che pure ha battezzato il provvedimento nel 2007, ha ammesso che c'è molto da fare e che la Germania ha un retroterra industriale (produttore di Co2) di cui non si può non tener conto. In Italia Veltroni tenta di cavalcare la protesta, parlando di «posizione irresponsabile del governo che rischia di isolare il nostro Paese dal nucleo storico della Ue». Accusa che il ministro per le Politiche comunitarie Ronchi rispedisce al mittente osservando come, un'ennesima volta, il leader del Pd «dimostri di non avere a cuore gli interessi dell'Italia visto che non si fa altro che cercare un accordo equo».