Clima, Obama: accordo in 2 fasi, protezionismo Usa e Cina divisi

Al Forum Asia-Pacifico divergenze fra Washington e Pechino su protezionismo e yen. I leader Apec: sostegni fino alla ripresa dell'economia che c'è ma non è ancora solida

Singapore - Il presidente americano Barack Obama ha espresso oggi a Singapore il suo sostegno alla proposta del premier danese Lars Lokke Rasmussen per un accordo in due tempi sulla questione del clima: una intesa politica alla conferenza di Copenaghen del mese prossimo, seguita successivamente da una intesa legalmente vincolante. Obama, che ha partecipato alla riunione fuori programma insieme al presidente cinese Hu Jintao e agli altri leader che partecipano al vertice Apec, ha sottolineato la importanza che la conferenza di Copeneghen "si concluda con un successo". "Non dobbiamo permettere che la ricerca di un accordo perfetto finisca col bloccare la strada ad una intesa che può raggiungere progressi importanti nella sfida climatica", ha detto Obama nel suo intervento di oggi a Singapore al breakfast di lavoro fori programma chiesto da Rasmussen, che ospiterà il mese prossimo in Danimarca la conferenza sul clima.

Secondo Obama la proposta di Rasmussen rappresenta "una valutazione realistica del fatto che non è realistico a questo punto sperare di raggiungere da qui a Copenaghen un accordo internazionale legalmente vincolante che possa essere approvato alla conferenza in Danimarca". Un funzionario della Casa Bianca presente all'incontro ha detto che "é stato manifestato un ampio sostegno dai leader al fatto che l'incontro di Copenaghen deve concludersi con un successo, che si arrivi ad una intesa che possa far segnare un vero progresso e aprire la porta all'accordo conclusivo". Rasmusen non ha dato molti dettagli sulla fase successiva, post-Copenaghen, che dovrebbe concentrarsi sugli aspetti legali della intesa. L'accordo politico dovrebbe coprire comunque - ha detto la Casa Bianca - tutti gli aspetti più importanti della fase successiva: traguardi numerici, fasi previste per giungere alla meta finale, sostegno tecnologico, aspetti finanziari. Il presidente Obama non ha comunque ancora deciso se recarsi a Copenaghen in dicembre alla conferenza sul clima. La posizione del presidente Usa è sempre stata che si sarebbe recato a Copenaghen solo se convinto che la sua presenza potesse dare un contributo importante al successo della conferenza.

Protezionismo, disaccordo tra Usa e Cina Stati Uniti e Cina sono in disaccordo a Singapore sul testo del comunicato finale del vertice Apec. Le divergenze sono state create dai riferimenti del comunicato ai problemi del protezionismo e del tasso di cambio dello yuan. Una bozza iniziale preparata nei giorni scorsi vedeva i 21 membri dell'Apec "respingere in modo attivo le misure protezioniste" e affermare la necessità di mantenere "tassi di cambio orientati ai valori di mercato". Gli Usa sono sul banco degli accusati a Singapore per il protezionismo mentre Washington chiede alla Cina un tasso di cambio dello yuan più rispondente alla situazione del mercato.

Nuovi modelli di crescita economica Obama ha detto che occorre trovare modelli di crescita più equilibrati e sostenibili se si vuole evitare il rischio di ripiombare in nuove crisi economiche. "Siamo sulla strada della ripresa ma non possiamo tornare allo stesso ciclo di accelerazioni e contrazioni che ci ha portato alla recessione". Obama ha detto che il modello economico deve essere cambiato. "Non possiamo seguire le stesse politiche che ci hanno portato ad una crescita squilibrata - ha spiegato Obama -, altrimenti continueremo a scivolare da crisi a crisi, una strada senza uscita che ha già causato conseguenze devastanti per i nostri cittadini, le nostre economie ed i nostri governi".

Sostegni fino alla ripresa I leader del Forum Asia-Pacifico si sono impegnati a mantenere i propri piani di rilancio economico fino al ritorno di una crescita "duratura". E' quanto emerge dalla risoluzione finale di questo 20/o vertice in cui i 21 leader dell'Apec rilevano che "l'economia mondiale è in fase di ripresa guidata dall'area Asia-Pacifico" ma ritengono necessario "mantenere politiche di rilancio fino a che una ripresa duratura non si sarà chiaramente affermata". Gli enormi piani di rilancio anche di centinaia di miliardi di dollari, si afferma nel documento finale dell'Apec, hanno "aiutato a stabilire le fondamenta della ripresa" ma questa "non è ancora solida". Circa le barriere al libero commercio i leader dell'area Apec, che rappresenta il 50 del Pil mondiale, hanno notato che "I nostri impegni a respingere il protezionismo e a tenere aperti e liberi i nostri mercati hanno consentito al commercio di essere parte della soluzione" della crisi "e, viene aggiunto, non un problema".