Clima, Sarkozy all'Italia: "Voto a maggioranza" Il premier: "Il metodo europeo è irragionevole"

<strong><a href="/a.pic1?ID=299497">Continua il braccio di ferro tra Palazzo Chigi e Bruxelles</a></strong>. La Prestigiacomo: &quot;Senza modifiche niente accordo&quot;. Il presidente di turno dell’Ue: &quot;Drammatico abbandonare con il
pretesto della crisi finanziaria&quot;. Berlusconi: &quot;Tutti paghino lo stesso prezzo&quot;. Sondaggio: <strong><a href="/sondaggio_1a.pic1?PID=74">sei d'accordo? VOTA</a></strong>

Strasburgo - Sarkozy svolta. E accelera. Il pacchetto sul clima sarà approvato a maggioranza qualificata, in codecisione, in Consiglio Ue e con un compromesso con l’europarlamento. Sarkozy ha così risposto al capigruppo euroliberale, Graham Watson, e di quello dei Verdi, Daniel Cohn-Bendit, che lo avevano accusato di aver accettato il "colpo di mano" voluto da Italia e Polonia, che vorrebbero rimettere la decisione finale, con un voto all’unanimità, al vertice Ue dei capi di Stato e di governo di metà dicembre.

L'invito di Sarkozy "Sarebbe drammatico e irresponsabile abbandonare il pacchetto energia e clima con il pretesto della crisi finanziaria". È il monito lanciato dal presidente francese sottolineando che "la situazione ambientale del mondo non è migliorata siccome c’è la crisi finanziaria". "Il pacchetto - ha proseguito Sarkozy a Strasburgo - è fondato sulla convinzione che il mondo va incontro alla catastrofe se continua a produrre nelle stesse condizione. Non vedo alcuna argomentazione che mi dica che il mondo va meglio dal punto di vista ambientale solo perchè c’è la crisi economica". Secondo il presidente francese, se non approvasse il pacchetto sulle emissioni, "l’Ue invierebbe il segnale che l’Europa non tiene fede ai suoi impegni, e allore le chance di convincere gli altri sarebbero vicine allo zero". L’Europa, ha detto ancora il presidente francese, parlando con foga, "è all’appuntamento con la storia, lo fallirebbe se ripensassimo i nostri obiettivi e il calendario".

Berlusconi e don Chisciotte "Se l’Europa e i cittadini europei vogliono dare l’esempio a tutto il mondo, che questo prezzo almeno sia pagato da tutti e in parti uguali perché non può essere per il 18% a carico dell’Italia: l’Italia ci può stare se tutti i cittadini europei pagano lo stesso prezzo". Il premier Silvio Berlusconi mostra i muscoli i muscoli nel braccio di ferro con l’Ue sull’ambiente. Poi aggiunge: "Non possiamo accettare questo metodo irragionevole e fare i don Chisciotte".

Prestigiacomo dice no Fermo il no del ministro dell'Ambiente: "L’Italia non ha alcuna intenzione di fare passi indietro nella lotta al cambiamento climatico, ma non può accettare un pacchetto chiuso, deciso senza un reale confronto". Quindi Stefania Prestigiacomo attacca: "Né può accettare che discutere nel merito tecnico delle misure che penalizzano alcuni Paesi e ne avvantaggiano altri venga considerato drammatico".

Via al tavolo tecnico La prossima settimana la Commissione Ue avvierà il tavolo tecnico con l’Italia per valutare i costi dell’accordo sul clima, poiché Bruxelles ritiene che le cifre fornite dalla autorità italiane non siano corretti. Lo ha detto la portavoce del commissario all’Ambiente Stavros Dimas nel corso del briefing quotidiano della Commissione con i giornalisti, aggiungendo che il tavolo riguarderà solo l’Italia e non anche altri Paesi che avevano sollevato obiezioni sull’accordo, quali la Polonia e altri Stati dell’Est europeo. Il tavolo è "solo con l’Italia" e fra gli obiettivi ha quello di trovare "un accordo sulla valutazione dei costi. Noi riteniamo che i numeri forniti dalle autorità italiane sono esagerati e non combaciano con le nostre stime" ha aggiunto. L’Italia ha fatto pressioni per rivedere le proposte dell’Unione europea sul clima mentre gli altri Paesi del blocco sono fiduciosi di mantenere pressoché inalterati i propri piani. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, la scorsa settimana ha minacciato di votare contro i piani europei per ridurre le emissioni di anidride carbonica di un quinto entro il 2020 se non fossero state tenute in considerazione le sue preoccupazioni per l’industria italiana riguardo all’impatto degli elevati costi per rispettare gli impegni sul clima.

Il ministro e i problemi Il rischio principale del pacchetto su clima ed energia dell’Ue è la delocalizzazione che, insieme all’azzardo di aste per permessi, potrebbero rivelarsi tasse occulte sulle imprese comunitarie. Il ministro dell’Ambiente respinge le accuse di antieuropeismo rivolte al governo. Del pacchetto Ue, rileva la Prestigiacomo, "i costi sono certi, mentre i vantaggi dipendono da molti fattori che non siamo in grado di prevedere" e "in un momento come questo - aggiunge - non mi pare proprio il caso di caricare le aziende manifatturiere di nuovi pesi". Spiega così la posizione dell’Italia la titolare dell’Ambiente: "Noi siamo per ripartire un pacchetto così ambizioso in maniera equa tra i Paesi membri e soprattutto insistiamo sul rapporto tra costi e benefici". Inoltre, aggiunge Prestigiacomo, "non ci vanno bene" del piano di Bruxelles "la curva sulla distribuzione degli sforzi e il meccanismo sanzionatorio". "Ci vorrà più flessibilità- conclude il ministro - per raggiungere con meno oneri risultati importanti per l’ambiente".

Matteoli: "Difendiamo le nostre imprese" "La battaglia del governo italiano a Bruxelles sulle trattative relative agli accordi sulle misure ambientali è a difesa delle imprese nazionali", ha spiegato il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, ricordando come l'Unione europea da sola non possa "raggiungere gli obiettivi fissati dal Protocollo di Kyoto". Matteoli si è detto, quindi, ottimista su un esito positivo della trattativa, ricordando che "a dicembre ci sarà un Consiglio dei ministri europeo a chiusura della presidenza francese. Non credo - ha concluso - che una presidenza autorevole come quella francese vorrà chiudere il semestre senza trovare un accordo importante su questo tema".