Clima teso con il governo

Il coordinamento delle associazioni venatorie, cui fanno capo Fidc, Confavi, Anlc e Anuu Migratoristi in un comunicato stampa torna sulla vicenda del decreto 251 che tante reazioni negative sta ottenendo fra i cacciatori. «Ferma sarà la risposta del mondo venatorio italiano alla chiusura del governo - affermano - dimostrata nella prima fase di conversione in legge del famigerato decreto 251/2006. Nonostante i buoni propositi enunciati dal governo nel corso dell'incontro del 6 settembre, anche a seguito della manifestazione nazionale dei cacciatori, nonostante l'impegno profuso da alcuni componenti del governo stesso, nonostante finalmente si sia registrato un confronto fra associazioni venatorie e istituzioni, il contenuto del decreto emendato si rivela insoddisfacente. La Commissione agricoltura della camera, che pure ha dovuto prendere atto delle ferme proteste del mondo venatorio, del mondo agricolo e della pressoché totalità delle regioni italiane, è stata chiaramente condizionata dalle pressioni provenienti dal mondo animal-ambientalista e dai suoi rappresentanti al governo».
«Se questi sono i risultati, il mondo venatorio non potrà che dimostrare un atteggiamento fermamente critico nei confronti degli interlocutori istituzionali. Se finora i cacciatori hanno concretamente dimostrato la loro disponibilità a collaborare per correggere un decreto emanato senza una opportuna consultazione delle categorie economiche e sociali interessate e anche in violazione delle competenze regionali stabilite dalla Costituzione, adesso il mondo venatorio, solidale e con voce unanime, rinnoverà le sue legittime proteste».
«Così come era stato preannunciato, il mondo venatorio italiano è pronto a scendere ancora in piazza per dimostrare massicciamente la disapprovazione di numerose migliaia di cittadini ai quali si vuol negare la facoltà di esercitare la propria passione nel rispetto delle già rigide normative nazionali e comunitarie. Alle azioni di protesta che verranno organizzate nelle varie regioni e che potranno culminare in un'altra manifestazione nazionale a Roma, corrisponderanno azioni miranti a sensibilizzare le istituzioni e l'opinione pubblica sulla inaccettabilità di un provvedimento ancora dettato dall'integralismo animalista. Tale provvedimento non solo priva i cacciatori di una loro sacrosanta aspettativa ma mette a repentaglio la sicurezza economica di numerose decine di migliaia di famiglie di lavoratori che operano nei settori economici gravitanti attorno alle attività dedite alla corretta gestione del patrimonio faunistico ed ambientale nel nostro Paese».