Climategate, Gore si difende

Dopo essere finito nella tempesta del 'Climategate', l'ex premio Nobel Al Gore, si difende dalle accuse di una manipolazione deliberata dei dati del riscaldamento globale

In un'intervista alla Cnn l'ex viceministro americano, che per il suo coinvolgimento nel Climategate si è visto anullare l'Oscar per la Pace ricevuto nel 2007 per il suo impegno a favore del clima, spiega che il presunto scandalo si tratta in realtà di "una controversia senza alcun fondamento". La vicenda che ha coinvolto il 'Panel' intergovernativo sul cambiamento climatico (Ipcc) è nata alcuni giorni fa da alcune email "rubate" ad alcuni ricercatori britannici da cui risulterebbe che gli scienziati hanno deliberatamente manipolato una serie di dati storici sulle temperature, per sostenere la teoria del riscaldamento globale.

Le e-mail intercettate erano di alcuni accademici dell'Università di East Anglia, uno dei più autorevoli istituti di ricerca per il clima; in alcune di queste email, i ricercatori esprimevano un certo scetticismo sul riscaldamento del pianeta. "Hanno decontestualizzato alcune frasi - ha detto l'ex vicepresidente Usa - si tratta di e-mail private, di oltre 10 anni fa; qualcuno sta cercando di gonfiarle in qualcosa che realmente non esiste". Tanto rumore per nulla quindi secondo Gore: "Se si prendono delle mail di 10 anni fa, si decontestualizzano e si descrivono in maniera approssimativa, allora si crea una controversia senza alcun fondamento», ha continuato il democratico americano, che martedì ha incontrato Obama prima del viaggio del presidente a Copenhagen dove parteciperà alla conclusione dei lavori.

Gore ha spiegato che "lo scioglimento dei ghiacci al Polo Nord è una realtà sotto i nostri occhi" e ha mostrato ottimismo sull'esito del vertice danese: "Sono vicini a un accordo finale - ha detto - che probabilmente verrà finalizzato il prossimo anno dopo un accordo politico che verrà firmato la prossima settimana". Nel frattempo dietro il giallo delle email piratate spunta l'ipotesi di alcuni hacker russi: il climatologo belga Jean-Pascal van Ypersele, numero due del 'Panel' intergovernativo sul cambiamento climatico (Ipcc), ha infatti formulato l'ipotesi che sarebbero stati degli "hacker russi" prezzolati a scatenare il 'Climate gate'. Secondo il numero due dell'Ipcc non è infatti un caso che le email siano state rivelate proprio alla vigilia del summit di Copenhagen e che siano state accuratamente selezionate: secondo van Ypersele è evidente la volontà di screditare l'ipotesi della necessità impellente della riduzione delle emissioni di gas nocivi, per le inevitabili conseguenze sulle economie mondiali a essa correlate.