Clinica dell’orrore: 25 morti sospette

Oltre alle 5 vittime accertate ci sono altri 20 casi aperti. E ora spuntano anche le mazzette. Crudeli i discorsi tra i medici: <strong><a href="/a.pic1?ID=268019">&quot;I veri affari si fanno con i tumori&quot;</a></strong>. Altre 10 strutture <strong><a href="/a.pic1?ID=268024">passate al setaccio</a></strong>

Luca Fazzo - Enrico Lagattolla

Milano - E adesso spuntano le mazzette. Nella cupa vicenda della clinica Santa Rita il capitolo - ancora tutto da scrivere - delle protezioni politiche si arricchisce da oggi di un dettaglio decisivo. Un testimone ha raccontato agli inquirenti come negli uffici di Pipitone esistesse una cassa occulta destinata alle spese inconfessabili. Il teste ha parlato di un quaderno con la contabilità delle mazzette custodito dalla segretaria del notaio. E ha parlato di una tangente da cinquantamila euro destinata ad un esponente di Alleanza nazionale.

È il 25 luglio scorso quando Domenico Lo Priore, ex contabile della Santa Rita, viene interrogato dai pm. «Ho visto occasionalmente alcune buste preparate dalla segretaria del Notaio, signora Giusi Lucano, con somme di denaro da dare a terzi. La signora Giusi Lucano aveva la disponibilità di un quaderno che custodiva personalmente su cui annotava tutte le operazioni in nero o illecite del notaio. Ricordo che Pipitone un giorno ha chiesto alla segretaria se avesse preparato la busta per un onorevole di Alleanza nazionale di cui non sono in grado di riferire le generalità. Sono poi venuto a conoscenza dal fratello del notaio, Felice, che tale busta avrebbe dovuto contenere cento milioni di lire, necessari per finanziare il partito di Alleanza nazionale, probabilmente in occasione delle elezioni politiche del 2003». Lo stesso contabile indica in Antonio Mobilia, ex direttore generale dell’Asl di Milano, vicino ad An, il principale protettore della Santa Rita.

Ma la richiesta di ordini di cattura, firmata dai pm e sfociata nella retata di lunedì, offre nuovi squarci anche sul cuore dell’inchiesta sulla Santa Rita: le truffe al sistema sanitario e le violenze sui malati. Una «chirurgia inutile che aggiunge sofferenza a sofferenza». Peggio, comportamenti «che non esitiamo a definire di sciacallaggio chirurgico, per la sofferenza inutilmente inflitta a persone particolarmente fragili, per età o patologia». Sono quasi 280 le pagine che ripercorrono gli orrori della casa di cura milanese: orrori che potrebbero non essere terminati. Gli inquirenti, infatti, ipotizzano che i decessi documentati dall’analisi delle cartelle cliniche e fondati anche sui pareri dei consulenti della Procura non siano soltanto cinque.

I finanzieri del Nucleo di polizia tributaria, infatti, stanno prendendo in esame una ventina di casi nei quali i pazienti operati nella casa di cura potrebbero essere stati vittime di quella che il gip Micaela Curami ha definito «irragionevole aggressività chirurgica». Si tratta di persone per lo più anziane e provate nella salute, operate all’Unità toracica della Santa Rita. Gli investigatori, quindi, dovranno stabilire se si sia trattato di decessi «inevitabili» o se la morte sia la conseguenza dell’«accanimento» dei medici.

Di certo, la Procura ritiene di aver alzato il velo su un sistema radicato di illeciti. «Pur avendo adottato un criterio di assoluta prudenza - scrivono ancora i pm negli atti -, questo Ufficio ritiene che gli elementi cristallizzati in atti forniscano un quadro accusatorio tanto pieno, quanto allarmante e, per certi versi, difficile a credersi. Come le condotte in esame abbiano potuto essere portate avanti, nella quasi totale indifferenza dell’ambiente sanitario milanese, è una domanda a cui non siamo chiamati a rispondere».

Ieri intanto è stato interrogato per la prima volta Pierpaolo Brega, il medico su cui pesano le accuse più pesanti per la morte dei pazienti: «Facevamo tutto nell’interesse dei malati», è stata la sua singolare versione difensiva.