Clinica nella bufera, spuntano le mazzette

Oggi gli interrogatori. Si indaga su presunte tangenti versate agli ortopedici e a funzionari Asl

L’inchiesta sulle cartelle cliniche che sarebbero state falsificate da medici e amministratori della clinica San Carlo per ottenere super-rimborsi dalla Regione entra oggi, con i primi interrogatori degli otto arrestati, in una seconda fase. Già da stamani alcuni tra gli arrestati verranno sentiti dal gip Luigi Varanelli per gli interrogatori di garanzia, coordinati dal pm Tiziana Siciliano. Spuntano le tangenti. Mazzette «agli ortopedici» che sarebbero state pagate per falsificare le cartelle. Gli inquirenti puntano in alto: vogliono capire se chi avrebbe dovuto vigilare sulla regolarità delle cartelle non l’abbia fatto e, nel caso venissero accertate delle negligenze, perché. Si presume che alla Asl siano circolate tangenti. Per ora, l’unica indagata appartenente a uno degli organi che avrebbe dovuto vigilare sulla correttezza del meccanismo dei rimborsi è Paola Navone, la responsabile del Noc (il Nucleo operativo di controllo della Asl di Milano, ndr). L’accusa nei suoi confronti è quella di favoreggiamento perché avrebbe cercato di aiutare alcune persone nel mirino dei magistrati a eludere le indagini. Ora però il Pm vuole capire quale interesse avesse la Navone a far naufragare l’inchiesta giudiziaria e se, oltre a lei, altre persone con ruoli di responsabilità non abbiano fatto il loro dovere.
«La sinistra approfitta di quanto accaduto alla casa di cura San Carlo per un assurdo attacco politico al centrodestra che governa la Regione e lo fa parlando male dell’intera Sanità lombarda e addirittura chiedendo il ripensamento dell’intera politica sanitaria nella nostra regione». Roberto Alboni, capogruppo regionale di An, critica le posizioni dell’Unione che, dopo gli arresti avvenuti alla clinica di via Pier Lombardo, ha chiesto di rivedere la politica sanitaria lombarda. Ds, Margherita e Verdi, infatti, dopo lo scandalo che ha scosso la sanità milanese, hanno chiesto di conoscere i dati esatti su quanto hanno speso direttamente i cittadini nel 2005 per la sanità (ticket farmaceutici, ambulatoriali, al pronto soccorso e addizionale Irpef), quindi hanno chiesto la possibilità di far passare delibere come quella sulle regole di finanziamento delle Asl (che includeva gli aumenti dei ticket) in Consiglio e non solo in giunta.
«Sollevare un polverone di accuse e polemiche - prosegue Alboni - per un caso su cui la Giunta regionale è immediatamente intervenuta chiedendo alla Asl di Milano di valutare eventuali provvedimenti, tra cui la sospensione del contratto, è una polemica assurda e fuori luogo, un patetico tentativo comunista di attaccare un settore da sempre d’eccellenza nella nostra regione. Le mele marce - dichiara - esistono anche nelle regioni amministrate dal centrosinistra, come hanno ampiamente dimostrato gli ultimi avvenimenti accaduti in Italia, l’importante è scoprirle e punirle nel modo giusto. Non va mai dimenticato, però, che in Lombardia, la sanità è e resta un fiore all’occhiello, e questo sia per chi la gestisce e la governa sia, soprattutto, per i cittadini, come evidenziato in alcuni sondaggi resi noti oggi». Intanto la Asl ha sospeso i rapporti con la casa di cura.
«Come gli attacchi sui ticket regionali - conclude Alboni - costituiscono un vano tentativo di nascondere quelli imposti dalla Legge finanziaria, con le polemiche odierne la sinistra mira a gettare fango su qualcosa che funziona molto bene. Anche riguardo la collaborazione fra pubblico e privato, va ricordato che, a partire dalla legge 31, realizzata quando Alleanza nazionale gestiva l’assessorato alla Sanità, tale impostazione è stata creata per dare maggiore possibilità di scelta a tutti. Ma vista la fiducia che il centrodestra da più di dieci anni continua ad avere da parte degli elettori in Lombardia e a Milano - conclude -, pare che gli elettori siano in grado di trarre da soli le loro conclusioni».