Cliniche private da chiudere: esplode la rivolta

Robilotta (Sr): «Una manovra inutile e dannosa» Cursi (Pdl): «A rischio la salute dei cittadini»

A distanza di sei giorni dall’approvazione in consiglio regionale del provvedimento sul piano di rientro del deficit sanitario, è ormai assodato che più che un commissario ad acta, nominato dal Governo per il ripianamento dei conti in rosso di undici milioni di euro della Sanità del Lazio, il presidente della Regione Piero Marrazzo sembra un generale. Che dichiara guerra al settore, aprendo un campo di battaglia su due fronti: da una parte le ostilità del governatore riguardano le strutture pubbliche, con la chiusura di tre ospedali - il San Giacomo, il Nuovo Regina Margherita e il Forlanini (il cui comitato «Salviamo il Forlanini» ha esposto, ieri, un progetto di riconversione della struttura alla commissione speciale «Raccolta di analisi e predisposizione proposte per la riforma del sistema sanitario», presentando, inoltre, al Campidolgio una petizione con più di 45 mila firme contro la chiusura del nosocomio). Per poi concentrarsi anche sulla riconversione in presidi sanitari territoriali di ben 13 ospedali e sul taglio di 386 posti letto.
Da un’altra, la «furia risparmiatrice» del presidente-commissario si accanisce contro le strutture private accreditate, con la chiusura di ben 22 cliniche con meno di 90 posti letto e la conseguente riduzione di 1140 letti entro il 31 dicembre di quest’anno. Confermando così l’antico pregiudizio ideologico della sinistra contro l’imprenditoria privata. Per scongiurare la chiusura (e la disoccupazione), i dipendenti delle cliniche protestano e i titolari annunciano reazioni. E promettono, qualora gli venisse notificato il provvedimento, di parare il colpo, rivolgendosi agli avvocati per presentare una serie di ricorsi al Tar. Tra i primi a reagire è l’amministratore della casa di cura «Ncl- Istituto di Neuroscienze», di Latina, che giudica «il provvedimento di Marrazzo, partorito in appena quindici giorni, superficiale e privo di fondamenti razionali oggettivi. Che come conseguenza, determinerà costi e ricadute sociali più onerosi del disavanzo che si vuole arginare». Ed entrando nello specifico giustifica la chiusura delle strutture private «se si prendono in esame altri indicatori, come la bassa qualità degli interventi eseguiti e non il taglio “discriminato” dei posti letto in strutture dove il servizio di prestazioni erogate è di alto livello e su fascia alta».
Dello stesso avviso Francesco Guarnieri che compartecipa alla proprietà della Fabia Mater, la clinica ubicata al civico 25 di via Olevano Romano, al Prenestino: «Il numero dei posti letto non è un parametro accettabile per tenere aperta o chiudere una struttura convenzionata. Il criterio da seguire dovrebbe essere non “topografico”, ma di appropriatezza. Le strutture di secondo livello come la nostra, in cui si effettuano parti a rischio, interventi di cardiochirurgia, si producono urgenze, casistica di un certo livello, dovrebbero infatti rimanere aperte». Parla di «un’altra Alitalia nelle cliniche del Lazio» il presidente dell’Associazione che raccoglie le case di cura del Lazio, Mauro Casamatta, che protesta contro il colpo di spugna che il governatore ha dato a ventidue cliniche convenzionate, mettendo a rischio il posto di lavoro di più di tremila persone, più quelli dell’indotto, e snocciola i numeri dei ricorsi che gli iscritti hanno presentato al Tar nel 2007: ben 150 per la riabilitazione, i ricoveri e la dialisi.
E dalle sale operatorie si passa ai palazzi della politica, dove le disposizioni di Marrazzo non raccolgono consensi, se non all’interno della sua scuderia. Il capogruppo regionale Sr-Pdl Donato Robilotta giudica la manovra di Marrazzo «inutile e dannosa», perché alla luce di una riduzione di quasi 2.000 posti letto ipotetici, si avrebbe un risparmio di soli 70 milioni di euro all’anno. «Una goccia nell’oceano - spiega - se si considera che la sanità del Lazio produce un disavanzo di 2 miliardi l’anno». La riorganizzazione della rete sanitaria non convince nemmeno Cesare Cursi(Pdl), presidente della commissione Industria e Commercio a Palazza Madama che evidenzia: «La casa di vetro promessa da Marrazzo è andata in frantumi per la paura stessa del governatore di essere ricommissariato. Sceglie, però, di generare disservizi e rischio per la salute dei cittadini su tutto il territorio con la chiusura delle strutture con meno 90 posti letto. «Non sarebbe più equo un confronto basato - si interroga - su criteri economici, che dimostrano che la sanità in convenzione costa circa il 25 per cento in meno rispetto a quella pubblica?».