«Clinton bloccò le inchieste dell’Fbi»

L’ex direttore Freeh: «Non ci fece indagare sui kamikaze sauditi in cambio di fondi per la sua biblioteca»

da Washington

Il clan dei Clinton è in stato d'allerta. Le memorie dell'ex direttore dell'Fbi, Louis Freeh, arrivano in settimana in tutte le librerie americane e si presentano come un duro atto d'accusa contro Bill Clinton, imputato tra l'altro di aver ostacolato inchieste sul terrorismo in Arabia Saudita, in cambio di fondi sauditi per la propria biblioteca presidenziale.
Freeh ha anticipato le proprie accuse in una lunga intervista nell'edizione domenicale del popolare programma televisivo della Cbs «60 Minutes» che lo staff clintoniano ha tentato fino all' ultimo di bilanciare con la propria versione dei fatti, accusando l'ex numero uno dell'Fbi di aver scritto un libro che è «un totale lavoro di fantasia». In ballo, per l'entourage dei Clinton, ci sono anche i problemi d'immagine che il libro può creare all'ex First Lady Hillary, in vista della sua probabile candidatura alla Casa Bianca.
L'ex superinvestigatore che teneva al posto d'onore in ufficio una foto dell'amico Giovanni Falcone («uno dei miei eroi», racconta), ha deciso di sfogarsi una volta per tutte sui rapporti avuti con la Casa Bianca di Clinton. Nelle pagine di «My Fbi», il volume che Freeh ha scritto sul periodo trascorso alla guida del Bureau (1993-2001), ci sono i dettagli finora riservati su un conflitto che è invece assai noto da anni. Bill Clinton nominò Freeh alla guida dell'Fbi presentandolo come «una leggenda nelle forze dell'ordine», per poi ricredersi e definirlo «la peggior nomina fatta nella mia presidenza». Un'etichetta, quest'ultima, che Freeh ritiene «un distintivo di cui sono onorato».
L'accusa forse più pesante contenuta nel libro di Freeh, secondo le anticipazioni, riguarda un episodio avvenuto nel 1998. In una riunione riservata alla Casa Bianca, vennero discussi i progressi nell'inchiesta sulla strage a Khobar Towers, l'attentato terroristico del 1996 in Arabia Saudita nel quale vennero uccisi 19 militari americani e un saudita. Nella riunione sarebbe stato riferito l'esito di un colloquio tra il presidente e l'allora principe Abdullah - oggi il sovrano di Riad - nel quale Clinton invece di far pressioni sui sauditi per permettere all'Fbi di indagare in Arabia, avrebbe chiesto fondi per la sua futura biblioteca presidenziale.
Lo staff clintoniano ha reagito con indignazione, sostenendo che nella riunione del 1998 non si parlò di niente del genere e che la donazione dei sauditi per la biblioteca di Clinton è avvenuta solo lo scorso anno, sei anni dopo l'evento.