Clip, si legge: il libro diventa un mini-film

Queste piccole opere ibride sono nate negli Stati Uniti E anche in Italia ormai è un boom, con festival e premi

Che si crei una storia e la si filmi e la si monti e la si distribuisca per raccontare un’altra storia già scritta e pubblicata in un libro sembra un perverso procedimento alla Escher. Ma tant’è: a volte il marketing è perverso e forse è proprio per questo che funziona. Da qualche anno, infatti, il procedimento sopra descritto è uno dei metodi più usati per promuovere, dapprima nei Paesi anglosassoni e sempre più anche da noi, romanzi e saggi presso il pubblico dei non lettori.

Naturalmente il nome è inglese, booktrailer, proprio come il genere, importato dagli Stati Uniti, dove ormai imperversa da qualche anno con grande successo: on line, i lanci di libri con booktrailer fanno segnare decine di migliaia di contatti al giorno. Il prodotto è più o meno il seguente: un cortometraggio multimediale che dura da trenta secondi a qualche minuto, prodotto dall’editore nella maggior parte dei casi o dall’autore stesso, se si tratta di un «creativo». Il booktrailer è per il libro ciò che il trailer è per il film: un concentrato delle scene più rappresentative e accattivanti montate con quel ritmo seduttivo che solo i pubblicitari conoscono.

Produrlo è semplice e può essere anche poco costoso: un regista o uno sceneggiatore leggono il libro, si fanno raccontare dai manager di marketing e comunicazione della casa editrice i concetti che intendono «spingere» e poi creano qualcosa di simile a uno spot pubblicitario nella forma, ma profondamente diverso nei contenuti. Così la promozione del libro fa notizia e diventa un prodotto a se stante, di cui si parla e che si fa girare in rete, su blog, Youtube, tv in streaming dedicate ai libri e ai festival, monitor collocati in libreria o negli ipermercati. Il minivideo cattura anche e soprattutto i giovanissimi che lo scaricano, lo girano ai coetanei, lo riguardano sul telefonino o comunque ne parlano tra loro. In tal modo un prodotto «vecchio» come il libro riceve una spennellata di tendenza.

Gli stili sono i più disparati: alcuni sembrano, o sono, corti d’autore, altri smaccati video commerciali, altri ancora filmini girati con il cellulare, la webcam o la telecamera non professionale e poi editati con i software fai da te, con la voce dell’autore o di un amico fuori campo a leggere brani del libro e nella migliore tradizione «povero, sfocato e sporco» delle immagini autoprodotte e poi lanciate nella rete. Ne consegue che il costo di un prodotto del genere va da quasi zero a infinito, in base al risultato che si vuole ottenere e al canale di distribuzione, che può essere anche quello delle sale cinematografiche o del podcast, quasi mai della tv, almeno in Italia.

A questo punto, se non avete mai visto un booktrailer, è meglio che ne «sfogliate» qualcuno, magari in Rete. Questi minifilm, infatti, hanno il loro canale di distribuzione privilegiato in Internet, tanto che qualcuno li chiama anche webtrailer. Esiste un «portale europeo del booktrailer» (www.booktrailers.eu), in cui si possono recuperare i video ufficiali degli ultimi best seller di Wilbur Smith o Niccolò Ammaniti, ma anche i film autoprodotti da autori poco noti che sperano, aggiungendo le immagini alla parola, di stare a galla nella marea di nuovi titoli che sommergono ogni giorno gli scaffali. Ma il consiglio è di esplorare il megaserbatoio dell’autoproduzione, Youtube, semplicemente inserendo la parola chiave booktrailer, oppure i nomi di autori che tradizionalmente producono film sui loro libri da anni, come Douglas Coupland.

Imperdibili, nel bene e nel male, e ormai «classici» citati nei booksblog, le prove filmico-narrative su Babsi Jones per Sappiano le mie parole di sangue (Rizzoli), Almost Blue (Einaudi) di Carlo Lucarelli, L’uomo che piantava gli alberi di Jean Giono (Salani), Fight Club di Chuck Palahniuk (Mondadori), Castelli di rabbia di Alessandro Baricco (Rizzoli). Divertenti (e forse più consoni per linguaggio, poiché utilizzano per il montaggio le illustrazioni originali del volume) i booktrailer dei libri per bambini, come Una rapina da 4 soldi di Fabian Negrin (Orecchio acerbo) o delle graphic novel come Persepolis di Marjane Satrapi (Sperling&Kupfer); «ghezziani» e a volte incomprensibili, i booktrailer prodotti per titoli di editori sofisticati come Nutrimenti, vedi La cura dell’acqua di Percival Everett.

Capito al volo il livello di gradimento del fenomeno, specie da parte dei non lettori, comunicatori ed editori moltiplicano la diffusione dei «corti da libro» creando premi ed eventi a cavallo fra il letterario e il cinematografico: dal 25 al 27 settembre il «Trailers FilmFest» di Catania, la più importante manifestazione europea del genere, organizza «Booktrailer Factory», un grande concorso per la realizzazione di un booktrailer basato sul romanzo Novalis di Giorgio Fontana, che Marsilio pubblicherà a settembre; pochi giorni fa al Premio Viareggio-Repaci sono stati presentati i primi due nati del «Viareggio Booktrailer», girati da studenti di regia e dedicati a Lorenzo Viani, primo vincitore del Viareggio nel 1930 con Ritorno alla patria, e a Mario Tobino, che verranno inseriti in Europa Cinema; «Ciak si Legge» premia i migliori booktrailer durante il «Grinzane Cinema»; Mondadori decide di lanciare uno dei titoli più attesi dai giovanissimi, La ragazza drago di Licia Troisi, con un «Trailer Contest» in cui i lettori potranno creare il video del libro e metterlo su Youtube, creando così un moltiplicatore di contatti e pubblicità.
Parolario, il festival letterario svoltosi recentemente a Como, ha dedicato al fenomeno «Nuovo Cinema Booktrailer» una serata cui la Rai ha contribuito con una serie di booktrailer realizzati con materiali d’archivio, dedicati tra gli altri a Tiziano Terzani, Mario Calabresi, Tullia Zevi e ai fratelli Carofiglio, presente anche Domenico Moretti di Ketai, considerato il primo produttore e distributore ufficiale italiano di booktrailer. Non soltanto la platea era foltissima, ma le defezioni mentre si avvicinava la mezzanotte sono state davvero pochine: nessuno si alzava, insomma, proprio come al cinema e a differenza di quanto accade alle presentazioni letterarie normali. Chissà se a parlar di tutti quei libri senza il contributo delle immagini, delle musiche e degli effetti speciali il risultato sarebbe stato lo stesso.