«Clochard, è allarme tutto l’anno»

Non solo letto e cibo. Perché quella dei barboni non sia più un’emergenza ci vuole altro. Ci vuole un rapporto quotidiano con chi vive tra cartoni e panchine. Ci vuole amicizia, fiducia. E un lavoro coordinato tra le associazioni di volontariato. A sostenerlo è Paolo Brivio, direttore di Scarp de’ tenis, il giornale di strada che da oltre dodici anni racconta la vita di chi dorme sui marciapiedi, di chi cerca un riscatto. Lui un riscatto l’ha regalato a tanti: ora sono una quarantina i venditori della «rivista dei clochard».
Direttore, questi sono giorni duri per chi vive in strada e gli aiuti sembrano non bastare mai.
«Siamo di fronte a un inverno serio e a un’emergenza cruda. Ma l’allarme deve rimanere alto tutto l’anno. Vivere per strada è difficile anche d’estate, tra malori e solitudine».
Quindi non crede negli interventi dell’ultimo minuto, come l’ipotesi di lasciare aperti i mezzanini Atm?
«Serve anche questo. Servono i posti letto in più, ma non basta. Ci sono delle lacune strutturali che emergono soprattutto d’inverno ma che ci sono sempre».
Cosa manca?
«Manca il rapporto personale con chi vive in strada, l’amicizia, la fiducia».
Eppure i volontari sono sempre in pista.
«Ci vorrebbe maggior coordinamento negli interventi, una programmazione capillare».
Cosa intende dire?
«Intendo dire che serve il lavoro di tutti per intercettare i bisognosi. Invece associazioni come “La cena dell’amicizia” o “Gli amici di Gastone” ora si trovano a lavorare in totale precarietà. Eppure sono importanti anche le realtà più piccole».
Come valuta l’ipotesi di un tso per i barboni?
«È una proposta che va valutata anche sotto il profilo giuridico. E comunque non tutti i clochard hanno problemi psichici. Bisogna vedere caso per caso».
Molti clochard rifiutano gli aiuti. Cosa pensa della task force per convincerli?
«Ci si trova a rincorrere un bisogno estremo. Invece sarebbe più utile prevenire i problemi e potenziare i servizi tutto l’anno».
Lei parla di fiducia. Scarp de’ tenis ha conquistato quella di molti senza tetto.
«Sì, molti di loro hanno voglia di raccontare, di raccontarsi. Noi lo abbiamo reso possibile e, spesso, li abbiamo aiutati anche per altri problemi».
Ad esempio?
«Ad esempio per risolvere la dipendenza dall’alcool, per trovare una casa o più semplicemente un dentista. Li abbiamo messi in contatto con i servizi Caritas».
E per di più guadagnano qualcosa?
«Sì, il giornale costa 2,50 euro e di questa cifra un euro va ai venditori. Così possono integrare il loro reddito».