Un clochard dorme dentro l’aeroporto Da Vinci

Dopo l’11 settembre, si sa, nel mondo tutto è cambiato, soprattutto negli aeroporti. Più telecamere, più controlli. E dopo gli attentati sventati in Gran Bretagna, il livello di attenzione è salito sempre di più con il divieto di portare liquidi in aereo (anche se il Parlamento europeo ha già chiesto che venga cancellata questa norma). Praticamente ognuno di noi deve accettare le file per i controlli, le perquisizioni minuziose e la perdita costante di tempo prima di salire a bordo. Dicono che è per questioni di sicurezza, ma poi ci sono persone che salgono sugli aerei coltelli al seguito. Ma questa è la situazione e nulla si può fare.
A Roma, però, il quadro è a dir poco imbarazzante. Nella capitale, infatti, i due aeroporti non brillano per scrupolosità. Se a Ciampino, nell’aerostazione delle low-cost, ci sono i buchi nella recinzione delle piste, a Fiumicino non va molto meglio. Dietro una facciata di sicurezza all-inclusive, ci sono storie di ordinaria amministrazione veramente incredibili. Ne raccontiamo una, per far riflettere anche quelli che dovrebbero tutelarci.
Terminal A, arrivi. Oltre agli ascensori ci sono anche le scale per salire al piano delle biglietterie, dei check-in e dei controlli con il metal detector. Proprio sotto la scala che porta ai controlli, però, c'è un piccolo spazio che non è stato murato né visualizzato. Lì, da almeno due giorni, ha eletto il suo domicilio un clochard che ha visto bene di mettersi al caldo, scegliendo anche un posto vicino ai bagni. Non ce ne voglia il nuovo inquilino del «Leonardo da Vinci», ma questa vicenda è preoccupante. Non è comprensibile che ci siano zone d’ombra dentro un aeroporto. Non è normale che qualcuno si possa accampare senza problemi in un hub internazionale. Non è immaginabile che passeggiando per Fiumicino si possa sentire in maniera continuata odore di sigaretta che giustamente il nostro amico fuma tranquillamente considerandosi «a casa». Qualcuno degli operatori di terra dell’aeroporto se ne è accorto e chiederà alla polizia di intervenire. Vediamo quel che succederà. Ma le premesse non sono delle migliori.
Se ad un normale cittadino non gli viene permesso di portare una bottiglietta d’acqua o di profumo, come è possibile che qualcuno possa arrivare direttamente dentro un aeroporto per poi organizzare il proprio accampamento? E se domani in quel sottoscala qualcuno lasciasse un pacco esplosivo? Oppure una borsa con qualche arma dentro?