Clochard espulso torna in famiglia dopo 25 anni

Ha riabbracciato il fratello: «Con noi farai il signore»

Ha vissuto per 25 anni in strada, sui marciapiedi della capitale, ma dopo essere stato espulso dall’Italia ha ritrovato la sua famiglia che lo aspettava al Cairo e che ora si prenderà cura di lui. La vita da clochard di Mohammed Rabea, un cittadino egiziano di 53 anni, che soffre di disagio mentale, si è conclusa martedì all’aeroporto del Cairo dove la polizia italiana lo ha accompagnato dopo l’espulsione.
«Barabba», questo il nome «da strada» dell’uomo, viveva di stenti in mezzo a cartoni e a cibo avariato in un giaciglio di fortuna allestito tra viale Castrense e via Acireale, nel quartiere di San Giovanni. Originario dell’Egitto Mohammed Rabea, dopo 25 anni in Italia come barbone e clandestino, ha riabbracciato il fratello, che vive in condizioni agiate, al Cairo.
La vicenda è cominciata l’estate scorsa, quando gli abitanti del quartiere hanno segnalato alla polizia la presenza di un senzacasa che ormai si era stanziato in via Castrense, dove mangiava e dormiva in estrema povertà, dando a volte fastidio agli abitanti. Gli agenti dell’ufficio immigrazione della questura di Roma si sono attivati per capire l’origine dell’uomo, hanno cercato di instaurare un dialogo con lui, ma il barbone, nonostante conoscesse bene l’italiano, si rifiutava di parlare. Dalle impronte digitali dello straniero, conosciuto nella zona con il soprannome di «Barabba», è emerso che già nel 2002 era stato colpito da un provvedimento di espulsione: risaliti al nome e alla cittadinanza dell’uomo, la direzione centrale immigrazione del dipartimento di pubblica sicurezza ha contattato la polizia egiziana, che ha accertato l’identità del clochard.
Emesso nei suoi confronti un provvedimento di espulsione, Mohammed Rabea è stato rimpatriato in Egitto, accompagnato come sempre in questi casi dagli agenti della polizia italiana, che sono rimasti a Il Cairo per due giorni. Ad attenderlo all’aeroporto c’era il fratello, che non vedeva da 25 anni e che ha assicurato che si sarebbe preso cura di lui. «Non ti lascerò mai più - gli ha detto -. Devi vivere come un signore con noi».