Clochard muore carbonizzato: è la sesta vittima in due mesi

Stefano Vladovich

L’hanno trovato i vigili del fuoco, rovistando fra i poveri resti della sua baracca in via Furio Cicogna, a Ponte Mammolo. Ucciso da un mozzicone di sigaretta o dalla stufetta accesa per ripararsi dal gelo. Una tragica fatalità? Certo è che la vittima, un romeno di una quarantina d’anni, Adrian, è la seconda vittima a Roma in meno di 24 ore, la sesta dall’inizio dell’inverno, l’ottava in pochi mesi. Lunedì sera il macabro rinvenimento di un uomo, bruciato vivo in un vecchio gabbiotto dell’Atac in piazzale Maresciallo Giardino. Anche lui ucciso da un incendio divampato da una stufa a gas. Due morti assurde che per molti, forse, si potevano evitare.
È subito polemica, difatti sulle croniche carenze per i disperati della capitale, costretti a rifugiarsi in ricoveri di fortuna per evitare il congelamento. E se, da una parte, il Campidoglio raccomanda di «rivolgersi senza timore ai servizi di assistenza e alla rete di accoglienza del Comune di Roma» magari «telefonando al numero verde 800.440022 della sala operativa sociale», altri chiedono un aumento consistente degli attuali posti letto, insufficienti per l’esercito di immigrati clandestini che popola le baraccopoli della città. Dalle pendici di Colle Oppio ai passaggi coperti del Colosseo, dal complesso monumentale di largo di Torre Argentina agli anfratti dei magazzini imperiali sul lungotevere. L’elenco continua: dai portici di piazza Vittorio alla pineta di Castelfusano, a Ostia. Una situazione paradossale.
A inaugurare la lunga lista di clochard passati a miglior vita, un uomo, alla fine dell’estate, bruciato in una baracca di cartone e lamiere al villaggio dei Pescatori, a pochi passi dal mare e dal nuovo centro residenziale firmato dagli architetti capitolini. Poche settimane dopo è la volta di un pensionato, italiano, con problemi psichici. L’uomo, allontanatosi da casa e accolto nella canonica di Stella Maris, Ostia Levante, per fuggire dalle fiamme divampate nella camera da letto si arrampica sul cornicione della struttura e precipita nel vuoto. La terza vittima, la prima dell’inverno, è un ragazzo di 22 anni. Salvatore viene da Palermo e vive come può tra i vicoli dell’Esquilino. La notte del 28 dicembre muore tra due binari della stazione Termini che aveva scelto per combattere il gelo della notte. Passano due giorni, all’interno di una vecchia Renault 5 parcheggiata in uno spiazzo vicino alla stazione Tiburtina viene trovato un clochard di circa 40 anni, anche lui morto di freddo. E saliamo a quattro. L’anno nuovo comincia nel peggiore dei modi. È l’11 gennaio: sul marciapiede di viale dei Promontori, sempre a Ostia, alcuni polacchi scaricano il corpo congelato di un loro amico, avvolto da una coperta. Questa volta il poveraccio ha il nome scritto a penna su un cartoncino bianco: Dariusz Polako Gryciuk 20.09.65 Polonia. Siamo a cinque. Come i giorni passati per un’altra inquietante scoperta, la sesta. Questa volta in via di Malagrotta, dentro una macchina abbandonata, c’è il cadavere di un polacco di 37 anni morto di freddo e stenti. Il settimo e l’ottavo, come detto, negli ultimi due giorni tra piazzale Clodio e ponte Mammolo. Questi ultimi uccisi nel tentativo, disperato, di riscaldarsi.
«Una strage cui dobbiamo mettere fine - dice il ministro dell’agricoltura e candidato sindaco di Roma Gianni Alemanno -. Anche questo caso ripropone con urgenza il dramma dei senzatetto. Non è mia intenzione speculare su eventi così drammatici. Indubbiamente in una grande città, soprattutto in questi giorni di freddo intenso, sono disgrazie che possono accadere. È inevitabile però che una riflessione si imponga come pure l’applicazione di tempestivi interventi che possano evitare nuove tragedie. È per questo che solleciterò un incontro con tutte le organizzazioni della solidarietà e dell’assistenza sociale per cercare insieme una risposta concreta a questo dramma che colpisce le nostre coscienze prima ancora che la nostra città».