Clochard tornano al ristorante per finire di pagare il conto

Di solito, ci si immagina il cuoco che esce accigliato. Un coltellaccio in una mano, uno straccio per asciugare i piatti nell’altro. E i clienti, sempre rispettando i cliché più abusati, preferiscono la soluzione b), quella del debito da saldare facendo le veci della lavastoviglie cui viene concessa una serata di ferie. Il conto al ristorante si paga sempre, o tutt’al più, visto che i tempi moderni cancellano anche quel minimo di poesia che c’è in un pranzo a scrocco, arriva una pattuglia dei carabinieri per verbalizzare la denuncia.
Nulla di tutto questo è invece accaduto a Savona, in un noto ristorante all’interno dell’area Expo. La prima parte del racconto fila liscia. Due persone a tavola, che consumano un pasto senza neppure esagerare con le portate nonostante il menù riservi leccornie irresistibili. Solo che al momento di saldare, arrivano alla cassa e chiedono il totale. Il conto non è salato, ma è comunque troppo alto per le loro tasche. I clienti in realtà sembrano due clochard, aspetto trasandato, barba lunga, soprattutto quattordici euro in due.
Il titolare dell’«Ossolano», Mario Caretti, fa il bel gesto. «Va bene così», risponde con un sorriso ai due clienti che si sforzano di cavare monetine da uno zaino che nasconde tante cose tranne i soldi. I due clochard sembrano quasi avviliti, promettono di voler tornare a saldare. Ancora un sorriso e la convinzione di aver fatto comunque una buona azione. Quello che il ristoratore proprio non poteva immaginare era invece quello che sarebbe successo il giorno dopo. I due clienti si sono infatti ripresentati, con lo stesso fare gentile e gli stessi abiti della sera prima. E hanno tirato fuori i soldi che mancavano al totale. «Anzi, mi hanno voluto dare un euro in più», conferma Caretti. Un gesto nobile per contraccambiare una cortesia. Lo straccio, stavolta, è servito per stropicciarsi meglio gli occhi.