Clochard ucciso di botte, due poliziotti in cella

L’uomo, 58 anni, ospite del dormitorio di via Ortles, era stato fermato
ubriaco davanti agli uffici della Polfer Le telecamere lo riprendono
mentre entra sulle proprie gambe e poi esce in barella. Indagato un
altro agente

C’è un filmato. È quello della telecamera del commissariato Polfer della Stazione Centrale. Un uomo entra accompagnato da due agenti. Cammina sulle sue gambe. È ubriaco. Poco più tardi, altre immagini. Un’ora più tardi lo stesso uomo esce dagli uffici della polizia ferroviaria sdraiato su una lettiga. Morirà in ambulanza nel giro di pochi minuti.
È il 6 settembre scorso. Le otto di sera. Il referto medico parla di «decesso di natura traumatica». L’autopsia, eseguita nelle ore successive, sarà più chiara. Emorragia interna. Due costole rotte, una delle quali perfora la milza, e lividi sul volto. È un senzatetto. Un ospite del dormitorio di via Ortles. Si chiamava Giuseppe Turrisi e aveva 58 anni. È l’uomo che, secondo la Procura, è stato ucciso dai due agenti che l’avevano fermato. Picchiato a morte. Gli stessi per i quali il gip Marina Zelante ha disposto il carcere, con l’accusa di omicidio volontario con dolo eventuale aggravato dal ruolo di pubblico ufficiale, la stessa formulata dal pm Isidoro Palma, che ha anche indagato un loro superiore con l’accusa di favoreggiamento. Gli arresti - dei quali si è saputo ieri - sono stati eseguiti mercoledì scorso. Senza il clamore che in altre occasioni ha spinto gli inquirenti a dare ampio risalto alle indagini.
E poi c’è un altro filmato. Stesso giorno, una manciata di minuti prima. Le telecamere della stazione riprendono piazza IV Novembre. Le immagini sono quelle di un gruppo di persone ferme a parlare e a bere. Anche il 58enne sta bevendo. Gli esami tossicologici, infatti, diranno che aveva un’elevata quantità di alcol nel sangue. I due agenti della Polfer - uno di 27, l’altro di 28 anni - arrivano sul posto. Stando alla loro versione, resa nel corso dell’interrogatorio di garanzia, erano stati avvisati da alcuni passeggeri di quel «capannello» rumoroso. Le riprese descrivono l’arrivo dei due poliziotti nella piazza, l’inizio di una discussione per le bottiglie lasciate a terra e per l’ebbrezza dei presenti. Quindi, Turrisi viene preso da parte. Il terzetto esce dall’inquadratura. È in quel momento che gli agenti decidono di denunciarlo per ubriachezza molesta, e di portarlo nel commissariato della stazione.
Quel che accade, poi, sta in due versioni. Quella degli agenti - difesi dall’avvocato Giuseppe Fiorella («ci difenderemo davanti ai giudici e nelle sedi competenti») - è che l’uomo ha estratto un coltello (che poi è risultato essere un taglierino) e li ha minacciati. Loro - secondo quanto riferito al gip Zelante - si sarebbero limitati a disarmarlo e ad ammanettarlo. A quel punto, il senzatetto avrebbe iniziato a lamentare forti dolori al petto, cosa che li avrebbe indotti a chiamare un’ambulanza. Una versione che contrasta con il referto medico, che parla di traumi evidenti sul volto di Giuseppe Turrisi. È così che ha inizio l’inchiesta. Il pm dispone l’autopsia da cui emerge un quadro ben più grave. Emorragia interna, come se l’uomo fosse stato preso violentemente a calci. È l’ultimo tassello. La Procura a chiede l’arresto dei due agenti.