Il club dei «montanari» 120 anni ad alta quota

Buon compleanno, Sem! Quest'anno fanno «quota» 120 gli anni di cordata della storica Società escursionisti milanesi che - con prusik, piccozza e ramponi - ha condotto i milanesi sulle crode di mezzo mondo, fin dal 1891. Una sede storica, nel casello daziario di Porta Volta, una sana «competizione» con l'altra associazione di cultori della montagna accasata in Galleria, la Sem dal 1931 procede in «cordata» col Cai, club alpino italiano, mantenendo però nome ed autonomia. Chi si pasce di «Scarpone» e «Rivista», «sacre scritture» di ogni bravo aspirante montagnard, sa bene che le pagine dedicate alle sezioni Cai riservano alla Sem intere colonne, tante sono le sue attività: escursionismo, speleologia, alpinismo, corsi di roccia e di free climbing, scialpinismo e perfino rudimenti di sci fuori pista, in collaborazione con i maestri di sci, una rarità per le sezioni del Cai. Gite aperte ai soci, che sono circa un migliaio, ma, in alcuni casi, anche ai neofiti e per il largo pubblico corsi di mountain bike e di alpinismo giovanile. «Negli anni sono cambiati sia i soci sia le montagne», spiega Lorenzo Dotti, consigliere e portavoce della Sem. «I ghiacciai si riducono mentre gli impianti di risalita e nuove strade permettono di avvicinarsi all'alta quota con più facilità», aggiunge Dotti, «Per questo oggi c'è e deve esserci maggiore attenzione alla sicurezza: se pensiamo a come andavano in montagna i nostri nonni, ci sarebbe da sorridere o forse da piangere».
Alla Sem si può invece contare su istruttori nazionali, regionali e aiuto istruttori del Cai: volontari nell'impegno, professionali nelle capacità, seguire in cordata uno di loro è cosa ben diversa dal farsi «trasportare» ad ogni costo (e a pagamento) da una guida alpina. L'alchimia che si crea ha il sapore di fiducia e di amicizia. Intorno alle attività di Sem, che ha una vivace stagione anche di conferenze e incontri «in pianura» e per tutti, non ci sono solo grandi appassionati, spesso esperti: «Cresce anche il numero di chi preferisce escursioni che per meta abbiano solo un rifugio», aggiunge Dotti. E così anche i rifugi, da spartano campo base, si fanno surrogati di lusso d'alta quota. Questa è la strada? Chissà che cosa direbbero i «probiviri» della società come Eugenio Fasana, Vitale Bramani o Silvio Saglio di fronte a questa moderna, addolcita, versione della «lotta con l'alpe», il motto che campeggia su tutte le tessere dei soci Cai. «Forse inorridirebbero? - si chiede Dotti - ma l'obiettivo è diffondere la cultura e il rispetto della montagna, insegnandolo a tutti». Della Sem fece parte anche il grande e controverso Ettore Castiglioni, alpinista di razza, signore indiscusso delle dolomitiche Mesules, scrittore, autore di guide alpinistiche tutt'oggi imprescindibili, e poi partigiano, morto assiderato nell'ennesimo estremo tentativo di difendere i suoi ideali. La Sem con il suo presidente Laura Posani gli ha appena dedicato la ricca biblioteca sezionale e si appresta a ricordare la sua storia insieme a quella di tutti coloro che hanno reso grande la società nella «festa di compleanno», fissata il 17 e 18 settembre, ai piedi del Monte Rosa, fra Macugnaga e i 2070 metri del rifugio Zamboni - Zappa uno dei due avamposti della Sem, immerso nella terra dei Walser. L'altro è in val Masino: al cospetto dei signori di granito Ligoncio, Sfinge e Badile c'è il rifugio Omio, ed è bello pensare che ieri come oggi, alla luce elettrica e non più di candela, qualcuno ancora prepari il suo zaino ascoltando i consigli di un istruttore Cai-Sem. Sperando che l'alba e l'ora della partenza arrivino presto. Info su www.caisem.org.