Club inglesi a rischio bancarotta Dopo il Portsmouth tremano tutti

Se neppure l'ultimo rapporto della Uefa sui conti in rosso dei club inglesi aveva allarmato federazione inglese e Premier League, adesso è la cronaca a smascherare il calcio di Sua maestà. Dal trionfo in Fa Cup all'amministrazione controllata in meno di due anni, sprofonda nei debiti il Portsmouth, virtualmente retrocesso e ora anche a rischio liquidazione. Non è l'unica società d'Oltremanica in difficoltà, anche Crystal Palace, Notts County e Chester City traballano. Ma i pompey sono una delle 20 gemme del campionato più ricco, visto e seguito al mondo. Quello capace di generare un fatturato annuo di oltre due miliardi di euro, di vendere i diritti tv a prezzi esorbitanti da Hong Kong a Canberra, da Città del Capo a Pechino. L'unico campionato paragonabile - per seguito mediatico e interessi economici - alle leghe americane di basket e baseball.
Ma la disperata situazione del Portsmouth, il primo club in 18 anni di Premier League sottoposto ad amministrazione controllata, è l'impietosa conferma della pericolosa e disinvolta tendenza al debito del calcio inglese. Ratificata da un recente studio compiuto dalla Uefa secondo cui i club della massima divisione inglese totalizzano un passivo di circa quattro miliardi di euro, l'equivalente del 56% dell'indebitamento di tutto il calcio europeo. Ma se il Manchester United, il club più ricco al mondo, può cavarsela nonostante gli oltre 700 milioni di debiti, al Portsmouth bastano 70 milioni di passivo per rischiare la liquidazione. Un epilogo che ora tutti vogliono scongiurare. Non solo per tutelare gli oltre 600 dipendenti, diretti e non, del club, ma soprattutto per difendere il prestigio del campionato.
Persino il governo è stato tirato in mezzo. «Ma non possiamo farci nulla, non possiamo utilizzare i soldi dei contribuenti per pagare gli stipendi dei calciatori», ha tagliato corto il cancelliere dello scacchiere Alistair Darling. Per i pompey un anno sempre più travagliato, non solo in campo - dove sono malinconicamente ultimi con soli 10 punti in classifica dopo la penalizzazione di nove punti per le irregolarità amministrative - ma soprattutto fuori. Dopo tre cambi di proprietà in sette mesi, a febbraio l'arrivo di un uomo di affari di Hong Kong, Balram Chainrai, sembrava aver assicurato un po' di stabilità. Ma giovedì la situazione è precipitata. Ora toccherà ad Andrew Andronikou, nuovo amministratore, mettere a punto il piano di salvataggio. In otto settimane, come ha spiegato l'interessato. Da una parte la razionalizzazione dei costi, con significativi tagli sulla spesa. Dall'altra la ricerca di investitori/acquirenti. Nella prossima settimana verrà chiesta alla Premier League una deroga per poter vendere due giocatori a campionato in corso. E soprattutto avere un anticipo del paracadute economico (18 milioni di euro) che spetta alle squadre retrocesse dalla Premier alla Championship.
Ma anche il manager Avram Grant e i giocatori si sono dati da fare. Ieri con una vittoria d'orgoglio sul campo del Burnley. Qualche ora prima decidendo una spontanea autoriduzione degli stipendi a favore dei dipendenti del club a rischio licenziamento. I tre punti non eviteranno la retrocessione, ma rappresentano comunque uno spiraglio di ottimismo. Lungo le strade attorno a Fratton Park meno di due anni fa si festeggiava la vittoria in Coppa d'Inghilterra, la seconda in 112 anni di storia. Oggi si manifesta a gran voce per chiedere aiuto.