Cnr, il governo sperimenta l’occupazione

L’azzurro Bondi: «Ci opporremo a questo tentativo di dominio»

Gian Maria De Francesco

da Roma

Il governo Prodi vuole mettere le mani anche sulla ricerca. Nonostante le promesse iniziali di non voler ricorrere allo spoil system indiscriminato piazzando i propri adepti in tutti i ruoli dirigenziali, il nuovo esecutivo in realtà ha ingaggiato una lotta senza quartiere per rimuovere tutto quel che resta delle riforme portate avanti dalla Casa delle Libertà.
E il Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) non fa eccezione. L’ente, commissariato nel 2003 dall’ex ministro Moratti anche in seguito ai rilievi formulati dalla Corte dei conti, è oggetto delle mire del neo ministro della Ricerca, il diessino Fabio Mussi, che vorrebbe sostituire il presidente designato dal governo Berlusconi, Fabio Pistella, e il vertice con personaggi più vicini al centrosinistra. Il problema, però, non è di facile risoluzione perché l’attuale consiglio di amministrazione del Cnr, composto da 8 membri, scadrà nel 2008. Le ipotesi sul tavolo sono due: convincere la maggioranza dei consiglieri a dimettersi oppure stilare un decreto ad hoc per ricommissariare il Consiglio. Eventualità, quest’ultima, che presenta carenze di legittimità perché allo stato attuale un simile provvedimento sarebbe ingiustificato. Ieri Mussi ha incontrato Pistella nel tardo pomeriggio per iniziare a intavolare una trattativa. Il summit ha avuto valenza interlocutoria.
Immediata la reazione della Casa della libertà. «Mussi vuole impadronirsi degli enti di ricerca al dominio del suo governo. Ci opporremo in tutte le sedi», ha dichiarato Sandro Bondi, coordinatore nazionale di Forza Italia. «Negli ultimi due anni - ha ricordato Bondi - il Cnr ha compiuto uno straordinario progresso organizzativo e di risultati, attraendo una grande quantità di nuovi fondi pubblici e privati e riconquistato la sua centralità nel sistema della ricerca italiana ed internazionale. Di tutto questo al ministro Mussi nulla importa». Critico anche Andrea Ronchi di Alleanza Nazionale. «La libertà di ricerca è in pericolo. Il nuovo ministro vuole procedere a un’occupazione. Riteniamo che il Cnr debba essere considerato alla stregua di un patrimonio nazionale e che debba essere tutelato da basse manovre di lottizzazione», ha dichiarato. «Sono preoccupato dalla voracità di poltrone di questo governo», ha detto il vicepresidente del Senato Mario Baccini (Udc).
Vale la pena, quindi, ricordare che cosa ha cambiato la riforma del Cnr promossa dall’ex ministro Moratti. Le risorse annue sono state incrementate di un terzo (circa 250 milioni di euro). Inoltre per ogni 100 euro di finanziamento diretto l’ente riesce a reperirne altri 75 da risorse esterne. Ad essere finanziati non sono i singoli Istituti di Ricerca in maniera dispersiva, ma i progetti. Dall’avvio della riforma sono stati promossi 455 ricercatori e sono stati avviati concorsi per l’assunzione di altri 200 giovani studiosi nonostante il rigore dell’ultima Finanziaria. Cambiare tutto questo significherebbe ritornare all’antico, ossia all’assegnazione delle risorse sulla base del numero di ricercatori e degli spazi per laboratori degli Istituti.
«Si tratta di capire - spiega al Giornale il vicepresidente del Cnr Roberto de Mattei - se si vuole seguire una linea fondamentalista oppure moderata nell’ambito della ricerca. Arrestare il processo di riforma sarebbe un regresso letale. Agli enti di ricerca non si applica lo spoil system». Preoccupato del silenzio delle istituzioni anche il presidente del Comitato di valutazione del Cnr e di Farmindustria, Sergio Dompé. «Ho già chiesto un incontro al ministro Mussi sia per iscritto che per le vie brevi, ma ancora non mi è stata data risposta», ha dichiarato.
Ma non si sono mobilitati solo la politica e i vertici del Cnr, anche studiosi e direttori degli Istituti si sono riuniti nel comitato «Ricerca e Dintorni» chiedendo al ministro Mussi di non bloccare la riforma già avviata perché una tale decisione coinciderebbe con la distruzione del Cnr. E con una lenta e inesorabile prosecuzione della fuga dei cervelli.