Al Cnr si spreca meno, ma i sindacati «pesano»

In merito al riferimento al Consiglio nazionale delle ricerche, contenuto nell’articolo del prof. Stefano Zecchi su «Università. E io accuso i rettori: sono i veri colpevoli dello sfascio» (il Giornale, 23 ottobre), tengo a precisare che l’ultima riforma dell’Ente, varata dall’allora ministro della Ricerca, Letizia Moratti, con il D.Lgs. 127 del 2003, ha trovato applicazione in un riordino che tra l’altro vede pienamente operativi gli 11 dipartimenti, corrispondenti alle macro-aree di ricerca, e prossimo alla conclusione il rinnovo dei direttori di istituto, in alcuni casi atteso da decenni. Sempre ai sensi della riforma Moratti, il Cnr è connotato da una sempre maggiore apertura all’esterno, mediante bandi di concorso, attività di servizio e partnership con soggetti pubblici europei, statali, locali e con imprese private. Tra le ultime, il concorso Mind in Italy, con cui l’Ente e la Regione Lombardia hanno stanziato 40 milioni di euro per fornire una opportunità professionale a giovani ricercatori in alcuni settori strategici.
Per quanto riguarda l’assegnazione dei finanziamenti, il Cnr riceve un finanziamento statale diretto che copre circa la metà del suo budget e che è insufficiente anche per sostenere le spese fisse indifferibili (stipendi, affitti, utenze ecc.): la sopravvivenza e l’attività della rete scientifica sono quindi assicurate solo grazie ad altri fondi, tra cui quelli che l’Ente reperisce all’esterno.
Il maggior Ente pubblico di ricerca italiano, pur tra molte difficoltà, continua a svolgere una intensa ed eccellente attività di ricerca, attestata anche dai dati che ci pongono al quinto posto tra le organizzazioni europee destinatarie di maggiori finanziamenti nell’ambito del VI Programma Quadro, come coordinatore di 66 progetti per un totale di 143 milioni di euro. Tali fondi comunitari sono assegnati da organismi composti da esperti esterni e internazionali.
Luciano Maiani - Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche

I chiarimenti forniti dal prof. Luciano Maiani sono ineccepibili. Chissà perché io e molti altri colleghi non riusciamo a chiarirci come il sindacato abbia tanto peso nel Cnr. Forse perché ci sono 1200 ricercatori che vogliono essere stabilizzati? Forse perché l’elefantiaca suddivisione delle competenze e dei finanziamenti del Cnr in 11 macroaree e più di 100 istituti pone qualche interessante difficoltà nel controllo di gestione per sovrapposizioni inutili e dispendiose? Abbiamo invece un chiaro ricordo di come le Confederazioni dei lavoratori avessero molte ostilità nei confronti della riforma radicale del Cnr di Adriano De Maio, che appunto non passò, e venne scelta una soluzione compromissoria. Auguri presidente, e non pensi che ce l’abbia con lei perché è uno dei 67 firmatari che non volle papa Ratzinger alla Sapienza. Certamente lei avrà un atteggiamento equilibrato e laico nella gestione del Cnr, e in questo sono certo che potrà confidare nell'aiuto del sindacato. Cordialmente.