Il coach di Seppi: «Siamo arrivati in alto da soli»

La luce del tennis maschile italiano si chiama Andreas Seppi, con Fognini l’azzurro migliore del momento. Una luce diventata lampo ieri quando l’altoatesino, a Rotterdam e sul veloce, ha battuto al primo turno l’ex numero uno del mondo, l’australiano Lleyton Hewitt, per 3-6, 7-6, 7-6. Un segnale del progresso evidente del 23enne giocatore di Caldaro (Bolzano) guidato da Massimo Sartori, coach che il Giornale ha intervistato durante il challenger di Bergamo. E al quale abbiamo chiesto un parere sulla situazione del nostro tennis.
Caro Sartori, la federazione ha deciso di affidare all’argentino Infantino i migliori giovani, mentre il nostro Riccardo Piatti ha lasciato. È d’accordo sulla scelta?
«Sì e no. Infantino è un grande tecnico, però non è la soluzione giusta per il tennis italiano. Ci vuole un progetto che non guardi solo all’immediato risultato. Piatti ha lasciato perché non condivideva le scelte tecniche della Federazione, tra cui proprio quella di chiamare Infantino».
Perché in Italia tanti tennisti con grande potenziale si perdono?
«Perché in Italia manca professionalità. Anche fra gli allenatori e mi ci metto anche io. Il mio grande merito è quello di aver chiesto aiuto proprio a Piatti per dare il meglio ad Andreas. A volte invece da noi manca un po’ di umiltà per farsi dare una mano. Anche se ci sono ottimi allenatori».
Seppi è un prodotto federale?
«No. Assolutamente no. La federazione ha dato una mano ad Andreas soprattutto negli anni di formazione: fra i 14 e i 18 anni l’ha aiutato economicamente con il prestito d’onore. Che ora stiamo già restituendo».
Quanto invece Seppi sta aiutando il tennis italiano?
«Secondo me tanto. Tanto perché ha dimostrato che anche da noi è possibile realizzare un progetto vincente».
I centri privati come il vostro di Caldaro in che modo sono aiutati dalla Federazione?
«La Federazione non aiuta i privati, ma aiuta i singoli tennisti. Invece, secondo me, bisognerebbe aiutare proprio i circoli, anche il centro federale di Tirrenia ha comunque un senso. Ma quello che manca è un responsabile tecnico che abbia inoltre piena autonomia. Ora non c’è».
Chi potrebbe farlo?
«La soluzione ideale era il binomio Riccardo Piatti-Renzo Furlan. Purtroppo Riccardo non ha mai avuto piena autonomia».
E Furlan?
«Io seguirei Furlan perché lo reputo la persona giusta. Ma Renzo, che ha grande esperienza e capacità, deve essere messo in condizione di lavorare».
Adesso in Federazione chi è il referente tecnico?
«Nessuno. E questo è il problema».