Il coach sotto le curve: il fair play alla milanese ha già fatto scuola

Di canestri, nella sua lunga carriera, Aleksandar Djordjevic ne ha segnati a bizzeffe con le casacche di Partizan Belgrado, Barcellona, Real Madrid e Milano, solo per citarne alcune. Ma il canestro che «Sasha» metterà a segno a partire da domenica 28 gennaio, con l’iniziativa «Un assist al fair-play» è di quelli pesanti. Probabilmente, ancor più importante di quello che permise al suo Partizan Belgrado di aggiudicarsi la finale di Coppa campioni nel 1992.
L’idea, nata dall’associazione «Star management» e a cui la Lega Basket ha aderito con immediato entusiasmo, rappresenta una vera e propria novità educativa nel mondo dello sport. Si tratta di un importante progetto finalizzato a sensibilizzare il pubblico alle regole del gioco e a quelle del fair-play. Djordjevic, prima degli incontri in trasferta della sua Armani Jeans contro Lottomatica Roma, Legea Scafati, Climamio Bologna, Benetton Treviso e Montepaschi Siena, incontrerà i tifosi avversari in uno scambio sportivo-culturale, teso a separare in maniera inequivocabile la competizione dal conflitto.
«Onestamente - esordisce il tecnico, che ha fatto di Milano la sua seconda casa - il clima nei palazzetti dove giochiamo è diventato negli ultimi periodi eccessivamente “caldo”, tanto da aver timore ad accompagnarci le mie figlie». Così arroventato da diventare quasi insostenibile. Ecco cosa ha fatto scattare nell’animo di Djordjevic la volontà di intervenire positivamente. «Sentivo il bisogno di riportare la competizione nei giusti limiti. Rivalità, tensione della gara e incitamento dei tifosi sono quei fattori che ti permettono di scendere sul parquet di gioco con la giusta cattiveria agonistica. Bisogna, però, stare attentissimi a non sfociare in episodi di violenza che, di certo, non sono un bel biglietto da visita per chi ama questo sport». Sasha, tendendo la mano alle curve avversarie, contribuirà a colmare quella distanza che separa squadre e tifoserie, troppe volte causa di inutili episodi di brutalità e prepotenza. «Nel concreto, ancora non so cosa farò di fronte ai tifosi avversari, sono però certo che con questo mio piccolo gesto di avvicinamento e apertura, si potrà veramente riportare il fair-play all’interno dei palazzetti dello sport». E di modelli a cui ispirarsi ne esistono in quantità. «Penso alla Germania, dove la passione per i propri beniamini riempie le curve senza mai sfociare in episodi di violenza. Penso all’Nba. Esempi da non dimenticare. Il massimo sarebbe raggiungere il clima che si respira durante le Olimpiadi». Il tecnico serbo, con questa iniziativa, sembra aver colto nel segno dato che «oltre a Siena, mi hanno contattato anche società straniere quali Malaga e Real Madrid, entrambe molto interessate all’iniziativa». Insomma, un tiro dalla distanza che vale molto più di tre punti.