Cobham, sua maestà La Batteria

Il ritorno del batterista e compositore William «Billy» Cobham al Blue Note per tre sere (domani, venerdì e sabato nei consueti due set) è il classico avvenimento da non perdere. Con lui suonano Christopher Cravero violino e tastiere, Jean-Marie Ecay chitarra, Fifi Chayeb basso e Junior Gill steel pan, che hanno la forza d'urto di una grande orchestra: non per nulla il quintetto si chiama Billy Cobham Band. Nella presentazione curata dal club milanese si legge che Cobham è riconosciuto come il più importante batterista di jazz, fusion e rock per la potenza e la tecnica percussiva. Non si tratta di un'enfasi promozionale, ma della pura verità. Cobham non è più giovane. È nato a Panama nella primavera del 1944, quindi sta per compiere 65 anni. Ma non ha perduto nulla della straordinaria fantasia, sostenuta da una rara preparazione formale, che più di trent'anni fa lo ha proiettato ai vertici della fama a livello mondiale: caso mai, l'esperienza e la consapevolezza di tutti i «tricks» del mestiere lo hanno ulteriormente migliorato. Se lo si interroga sul suo percorso artistico, dice che deve tutto a suo padre che si chiamava come lui, William Cobham Senior. Quando Little Billy ha due anni, la famiglia si trasferisce a New York. E Senior, che è un discreto pianista, capisce che il bambino ha notevole disposizione per la musica e forte senso del ritmo, per cui gli regala alcuni attrezzi a percussione e quando compie otto anni lo fa suonare in pubblico con lui. A 15 anni Billy viene iscritto alla High School of Music&Arts. Alla fine degli anni Sessanta, dopo aver suonato nell'esercito per tutto il periodo del servizio militare, lavora nel gruppo del pianista Horace Silver e poi con i Dreams dei fratelli Randy e Mike Brecker, con il chitarrista John McLaughlin e brevemente anche con Miles Davis. A questo punto l'orientamento di Cobham ai confini fra il jazz e il rock è chiarissimo e gli procura una fama immensa. In seguito dirige soltanto complessi propri nei dischi e nei concerti. La critica ne loda il magistero nell'arte della poliritmia, e pone in evidenza la sua capacità di usare meglio di chiunque altro sulla batteria gli effetti elettronici, nonché le combinazioni del tamburo rullante, della grancassa e dei piatti con impressionante velocità.