Cobolli Gigli: "Evitate trattative con l'Inter"

A pochi giorni dal raduno, il presidente Cobolli Gigli fissa obiettivi, sfida i rivali e critica Matarrese: "Non ha capito che il calcio sta cambiando". Poi strizza l'occhio ai tifosi: "Moratti? No grazie. I nostri tifosi dovrebbero apprezzare"

Presidente Cobolli Gigli, ci racconti la traversata del deserto della Juventus...
«È stata lunga, dolorosa e sofferta e accompagnata da un grande bagno di umiltà. Senza questo particolare antidoto la traversata del deserto non sarebbe stata così veloce. La serie B è un torneo complicato anche per un logo storico come il nostro. Io li ricordo i primi tempi, le prime dichiarazioni dei rivali, le prime accoglienze negli stadi: eravamo la squadra da battere a tutti i costi. Anche per questo si è trattato di un risultato meritato».
Che cosa porterebbe via da questa esperienza?
«Lascio da parte il gioco: abbiamo giocato alcune volte bene, altre peggio. Segnalo invece come costante lo spirito autentico da vecchia Juve, una squadra che non muore mai e mai si arrende. Mi è parso di riconoscere la Juventus dell’Avvocato Agnelli, la Juve di Giampiero Boniperti».
Molti attribuiscono alla sua gestione il merito essenziale di aver convinto Buffon. Ci spiega come ha fatto?
«Il merito è di Blanc e del suo staff. Noi, come società, abbiamo provato a coltivare ottimi rapporti, in ogni curva della stagione e a considerare legittimi i ripensamenti che spesso venivano a galla, dalle parti di Buffon. Ho detto ai miei: non è una decisione semplice da prendere. Quanto più sarà tormentata, tanto più sarà difesa dall’interessato. Non discuto il calciatore, ho trovato un uomo vero, spiritoso e intelligente, è un vero piacere stare con lui a parlare di calcio e non solo».
Arrigo Sacchi giura sul mercato juventino: senza Champions, la squadra può lottare per lo scudetto. È matto?
«In queste settimane abbiamo avuto in testa una sola idea fissa: tornare subito competitivi. Lo abbiamo detto a Deschamps, non ci ha creduto, lo abbiamo ripetuto a Ranieri che dispone di uno staff tecnico di primissima qualità. I complimenti di Sacchi sono un primo riconoscimento, insufficiente per il nostro lavoro. Puntiamo ad ottenere soddisfazioni di altro genere. E in particolare a evitare di farci appuntare sul petto lo scudetto del calcio-mercato: non ci interessa affatto».
È pronto a rimettere piede sul terreno minato del rapporto Juve-arbitri?
«Su questo argomento ho opinioni che collimano con quelle di Ranieri e che vorrei esporre a titolo personale. Bisognerà lasciare stare, in un angolo, gli arbitri e i loro errori, che non mancheranno. Ci sono scuole di pensiero secondo cui lamentarsi comporta qualche vantaggio. Io non la penso così e non intendo piegarmi a questa logica».
A proposito di mercato: la Juve non ha trattato con l’Inter. È stato un messaggio in codice?
«Esatto. E i nostri tifosi dovrebbero apprezzare».
John Elkann ha dichiarato: mai più le spese folli della gestione Giraudo-Moggi. Condivide?
«Io e John Elkann parliamo lo stesso linguaggio, non a caso è stato a lui a volermi nel cda della Juve e a propormi per la presidenza. Ne parliamo spesso e sull’argomento c’è identità di vedute che non vuol dire ridimensionamento delle ambizioni. Anzi...».
Anzi cosa?
«Ho ancora negli occhi la grande festa che c’è stata per il lancio della 500. Vorrei segnalare una grande analogia: alcuni anni fa la Ifil ha deciso di investire nella Fiat e adesso ha cominciato a incassare risultati che vengono definiti da tutti prodigiosi. Qualche settimana fa, sempre la Ifil, ha deciso di sottoscrivere l’aumento di capitale per la Juventus investendo in modo significativo. Io spero un giorno di poter portare a John Elkann gli stessi risultati della Fiat, la rimonta della Juve in Italia e in Europa».
Perchè con Bettega la Juve è stata piemontese: ha lavorato sodo, dietro le quinte, e l’avete scaricato brutalmente...
«Mi sembra invece una dimostrazione di grande sensibilità, da parte sua, aver preso la decisione di fare un passo indietro per il coinvolgimento nell’indagine sul falso in bilancio. Quando sarà fuori dalla questione, e glielo auguro di cuore, tornerà a lavorare al nostro fianco. Come prima».
Tardelli niente...
«Non sarà rimpiazzato da un uomo di calcio».
Pessotto come sta?
«L’ho conosciuto in un giorno drammatico, il 27 giugno del 2006, ora è reduce dall’ennesimo intervento chirurgico al piede. È un uomo ritrovato, per la gioia di tutti noi. Avrà al suo fianco il giovane Scirea, figlio di Gaetano».
Su chi dei nuovi acquisti è disposto a scommettere?
«Mi aspetto grandi cose da Vincenzo Iaquinta. L’ho incontrato in sede, gli ho riconosciuto negli occhi la grande voglia di imporsi in un calcio da prima pagina. Sono anche passato da Vinovo e ho visto un giovanotto correre e allenarsi in anticipo. Mi sono fermato e gli ho parlato: era Grygera, è stato un incontro piacevolissimo».
Nedved e Camoranesi traccheggiano...
«Ho letto una frase del procuratore di Pavel: secondo lui il suo assistito non si sentirebbe molto amato dalla Juve. Sapete come si traduce questa dichiarazione? Dialettica contrattuale. Io spero e mi auguro che restino entrambi, felici e determinati».
Sul mercato della Juve non c’è stata nessuna ombra, tipo Suazo o Chivu: inesperienza o altro?
«Mi sembra che il mercato sia stato condotto molto bene. Con buone capacità e osservando le regole».
Caro presidente Cobolli Gigli, a sentire Matarrese lei è l’artefice della spaccatura in Lega sui diritti tv. Conferma?
«Le parole di Matarrese mi hanno addolorato. La Juventus ha lavorato in Lega per riaffermare un cambio di mentalità e per risolvere i problemi affiorati negli ultimi mesi. Ho sollevato io la questione del voto sui diritti tv e la risposta è stata: le grandi non hanno capito che il tempo è cambiato nel calcio. Eh no. Qui è Matarrese, lo dico con dolore e con rispetto, a non aver capito che il calcio sta cambiando».