Coca: per 8 grammi il banchiere non è imputabile

Archiviato il procedimento a carico di un noto professionista: «Uso personale, anche se supera le tabelle del ministero»

Otto grammi di cocaina in tasca, e una percentuale di principio attivo tale da farlo diventare - secondo i tabellari del ministero - un «carico» degno di uno spacciatore. Non per il pm Claudio Gittardi, né per il giudice per le indagini preliminari Antonio Corte. Che, accogliendo la richiesta della Procura, ha archiviato la denuncia a carico di un noto banchiere, nonché professore universitario e avvocato, trovato in possesso lo scorso 6 novembre della polvere bianca vendutagli da un’amica. La droga - nonostante l’ingente quantitativo - era «per uso personale». In più, la personalità dell’indagato escluderebbe ogni velleità di cessione della sostanza stupefacente. L’uomo, infatti, «ha 75 anni, una lunga e brillante carriera professionale e accademica», e l’acquisto di 8 grammi di cocaina «è compatibile con il suo livello di reddito e con l’esigenza di accumulare scorta per evitare ripetuti contatti con la venditrice». Una questione di status, dunque, ma non solo. Subentrano, nella valutazione dei magistrati, anche le «modalità di presentazione» della cocaina. E nel caso del banchiere, la polvere era «confezionata» in un’unica dose. Quindi - è la deduzione - non era preparata per essere ceduta a terzi. Un insieme di fattori che hanno «alleggerito» la posizione dell’illustre indagato. Secondo i magistrati, infatti, le norme in vigore «fanno ritenere che il superamento della soglia legale operi come presunzione relativa, e non assoluta, della destinazione» della droga «a uso non esclusivamente personale».
Dunque, nonostante il limite imposto all’«uso personale» dalla legge Fini-Giovanardi sia di 1,6 grammi lordi, il rinomato banchiere ha evitato pesanti conseguenze penali. Lui che, nel corso dell’interrogatorio del 19 gennaio, aveva assicurato: «La cocaina? È vero, l’ho provata per curiosità. Ma per me era una sorta di gioco».