Coca Cola, la Cina si scopre no global

La multinazionale aveva fatto un’offerta di 2,4 miliardi di
dollari per acquisire il gruppo <em>China Huiyuan Juice</em>. Ma il governo cinese in nome della &quot;concorrenza&quot; ha bloccato l'operazione voltando le spalle a uno dei principali sponsor delle Olimpiadi<br />

Pechino - Tutti pensavano che alla fine l'affare sarebbe andato in porto. La Coca Cola, uno dei principali sponsor delle Olimpiadi di Pechino, si era conquistata un'enorme visibilità sviluppando, al contempo, ottimi rapporti con il mondo politico cinese. Qualcosa però è andato storto facendo saltare l'acquisto della China Huiyuan Juice - il principale produttore di succhi di frutta - da parte della multinazionale americana. Se l'affare fosse andato in porto sarebbe stata la più costosa acquisizione di una compagnia cinese mai fatta da una società straniera.

Bollicine ed economia globale Si tratti di merendine, scarpe, elettrodomestici o detersivi, la globalizzazione ci ha ormai abituato alla "spesa" fatta dalle multinazionali in giro per il mondo, alla ricerca di qualche marchio da acquistare per rinforzare le proprie quote di mercato per questo o quel prodotto. La Cina, pienamente inserita nel sistema globale dell'economia, ha deciso di porre un paletto. Il motivo ufficiale è la tutela della concorrenza. Una misura di protezionismo economico dietro alla quale, però, si potrebbe celare qualcosa di molto più complesso dal punto di vista politico.

La società aveva dato l'ok L'operazione sarebbe costata 2,4 miliardi di dollari. La Huiyuan, fondata nel 1992, è diretta dall’imprenditore Zhu Xinli, che ne possiede il 36 per cento. La francese Danone ha il 23% delle azioni mentre il 6,8% è di proprietà della finanziaria americana Warburg Pincus. L’impresa ha circa il 20 per cento del mercato cinese. Tutti i soci, prima che arrivasse il semaforo rosso dal governo, avevano accettato la proposta della multinazionale.

Tutela dei consumatori?  In una nota ufficiale il governo cinese spiega che "i consumatori sarebbero stati costretti ad accettare prezzi più alti e una rosa più ristretta di prodotti". Il ministero aggiunge che la Coca-Cola ha fatto alcuni aggiustamenti rispetto alla sua offerta iniziale per rispondere alle preoccupazioni del governo, ma che questi cambiamenti non erano sufficienti. L’operazione Huiyuan-Coca Cola doveva avvenire in concomitanza con l’applicazione di una nuova legge anti-monopolio in Cina, che gli esperti internazionali temevano avrebbe potuto essere utilizzata per sbarrare la strada all’ingresso di gruppi stranieri nel paese asiatico.

Duro colpo alle multinazionali Già ieri il Financial Times aveva previsto che sarebbe andata a finire così, sottolineando che l'esito negativo dell'operazione rappresenta un duro colpo per tutte le multinazionali in cerca di fortuna in Cina. In altre parole la mossa va vista ben oltre la Coca Cola. La Cina intende lanciare un segnale al mondo: attenzione signori, non siamo più territorio di conquista. Immediata la reazione negativa dei mercati finanziari. Il titolo di Huiyuan a Hong Kong è affondato del 19% prima di essere sospeso.

Interventismo sui mercati esteri Il blocco dell'operazione "Coca Cola" arriva in un momento particolare per l'economia mondiale. In questa fase di piena crisi, infatti, le imprese cinesi, forti della loro solidità finanziaria e dei prezzi in discesa, sono fortemente impegnate in massicci interventi all’estero, dove cercano di assicurarsi costanti forniture di materie prime anche attraverso costose acquisizioni.