Coca dalla Colombia ai campi rom, 27 arresti

Agivano come una vera holding della droga, un’organizzazione internazionale che poteva contare su appoggi in Italia e in mezza Europa. Una holding alla quale sono stati sequestrati conti correnti milionari, appartamenti che servivano come basi operative e covi per il traffico della cocaina. A gestire la droga che proveniva dal Sudamerica, passando per Spagna e Olanda prima di arrivare in Italia, tre delle famiglie di nomadi più conosciute agli inquirenti che si occupano di criminalità.
La loro forza, ha spiegato ieri il colonnello dei carabinieri Alessandro Casarsa, comandante del reparto territoriale di Roma, era la loro ramificazione sul territorio: le famiglie Osmanovic, Hamidovic e Rustic, vivono tra l’Italia la Spagna e l’Olanda.
In oltre tre anni di indagini i carabinieri della capitale sono riusciti, anche attraverso intercettazioni telefoniche, a ricostruire i viaggi della droga che arrivava nel nostro paese attraverso corrieri italiani, scelti tra tossicodipendenti, senza precedenti. Questi trasportavano la cocaina in auto munite di doppiofondo.
Le indagini coordinate dalla Dda romana hanno permesso, inoltre, di accertare come, spesso, nella capitale nel corso di questi anni l’organizzazione abbia gestito e creato dei «campi rom appoggio», ovvero creati solamente per permettere ai trafficanti di gestire i loro affari senza dare troppo nell’occhio. I campi sorgevano al volo, nel giro di una nottata, con tanto di roulotte, bambini ed abiti stesi, una perfetta messa in scena per consentire alle famiglie lo smercio della cocaina. I capi dell’organizzazione però vivevano in ville alle porte della capitale, soprattutto sul litorale, da dove gestivano con grande «professionalità» l’arrivo della droga dal Sudamerica e i successivi passaggi fino ai pusher di zona. In sostanza, hanno spiegato gli investigatori dell’Arma, le persone arrestate, 27 roma, pur facendo parte di famiglie di nomadi avevano capito bene che per gestire un’attività illecita, come lo spaccio di sostanze stupefacenti, il campo non era il posto più sicuro e lo usavano solo come copertura.