Coca e discoteche: in corso Como retata di spacciatori

In manette 12 africani. Per gli inquirenti «il fenomeno era aggressivo e sotto gli occhi di tutti»

«Un «giro» di droga talmente evidente da potersi definire spudorato. Portato avanti da spacciatori così stupidi da mettersi di fronte ai locali, magari comodamente seduti sulle panchine, in attesa che i loro clienti uscissero dalle discoteche e dai locali notturni della zona di corso Como per offrir loro le dosi che tenevano in tasca o in bocca e farsele pagare lì, sotto gli occhi di tutti. Certo non abbiamo recuperato grossi quantitativi di stupefacenti ma, come potrete ben capire, non era quello lo scopo dell’indagine...».
Il dirigente della squadra mobile Vittorio Rizzi sorride ricordando gli episodi un po’ surreali che hanno caratterizzato l’indagine condotta dagli investigatori della «Narcotici» insieme ai poliziotti del commissariato Garibaldi-Venezia e a quelli delle «volanti» dell’Upg (Ufficio prevenzione generale) per la repressione del traffico di droga - portato avanti notte e giorno, 24 ore su 24 - nella zona compresa tra la centralissima e mondana corso Como, piazza XXV aprile e viale Pasubio. Un lavoro durato circa un mese per volere e su indicazione del questore Paolo Scarpis e conclusosi proprio in questi giorni con l’arresto di 12 stranieri, accusati di spaccio (soprattutto di cocaina, venduta a 200 euro al grammo e 50 euro al quartino, corrispondente a 0.25 grammi) e di altri 150 immigrati segnalati a piede libero.
A finire in manette tutti cittadini africani: tunisini, sudanesi, marocchini, egiziani, altri provenienti dalla Costa D’Avorio, dalla Repubblica Centrafricana e dal Sierra Leone. Stranieri prevalentemente dediti allo spaccio di cocaina che veniva venduta a 200 euro al grammo.
Un’attività illecita che, spesso, non si limitava allo scambio tra spacciatori e consumatori (questi ultimi tutti maggiorenni e segnalati, come di prassi, alla Prefettura). Perché proprio gli acquirenti venivano anche beffati dagli stessi africani da cui credevano di poter comprare la droga senza problemi. Gli spacciatori, infatti, di frequente si facevano pagare lo stupefacente in anticipo per poi non consegnarlo. Oppure accadeva che il consumatore riceveva la sua pallina di cocaina... vuota. Beffe che non mancavano di finire in risse vere e proprie, terminate in maniera esilarante, ad esempio con la fuga dello spacciatore ideatore del «pacco» a bordo di un taxi. Liti nelle quali gli stessi poliziotti erano poi costretti a intervenire.
Resta ancora da analizzare la qualità della droga sequestrata. Mentre l’attività di spaccio in zona è già visibilmente diminuita: basta andare a vedere per farsene un’idea.