Coca a fiumi: presi i narcos del litorale romano

C’è chi nascondeva la coca in un armadietto all’interno dell’Unità Coronarica dell’ospedale Grassi. Altri, come una «nonnetta» di 72 anni, che facevano la guardia a «fumo» e armi del nipote spacciatore custodendole gelosamente in uno scantinato di piazza Gasparri. «Red Zone», ovvero una storia di narcotrafficanti all’italiana in cui sono coinvolte anche due avvenenti cubiste che distribuivano droga in una discoteca del litorale. Fra i 44 arrestati dai carabinieri di via Zambrini (altri 4 sono tuttora latitanti) la maggior parte sono personaggi locali, come Daniele Pergola, 30 anni, arrestato nel 2005 assieme al padre (un ex della banda della Magliana) per associazione a delinquere di stampo mafioso, affidato a una comunità di recupero e di nuovo ammanettato con l’accusa di traffico di sostanze stupefacenti, oppure i cugini Nando e Francesco Di Silvio, detto «Ube», a loro volta imparentati con il clan apriliano dei Di Silvio, un morto ammazzato con una carica di tritolo nell’estate del 2003 e diversi componenti in affari con i boss della famiglia Casamonica. Poi c’è lui, A.V.S., l’incensurato infermiere-spacciatore pescato con le mani nel sacco in reparto. In questa vicenda compare persino un fucile mitragliatore, un Beretta AR 79/90, un revolver calibro 38 special, munizioni in quantità e diversi attentati incendiari mai chiariti. «La zona rossa - spiega il colonnello Roberto Saltalamacchia, comandante del Reparto Territoriale Ostia - è quella fascia urbana con al centro piazza Gasparri. Rossa perché estremamente pericolosa». Un’area in cui operavano ben tre gruppi criminali nettamente distinti fra loro, due capeggiati da elementi emergenti di vecchie famiglie rom da anni stanziate in città». Fra il materiale sequestrato in due anni 10 chili di cocaina e uno di hashish.