Coca party a casa dell’Ambrogino: donna morta, inchiesta per omicidio

I fatti risalgono al 14 maggio scorso. Piero Rattazzo, proprietario dell’alloggio: «Io non ne so niente»

(...) Angelo ferma una volante, accertamenti, interrogatori. I medici collocano il decesso almeno dodici ore prima. Quindi all’alba o nella mattinata di lunedì. Ma chi era con lei? Chi le ha passato la droga? Chi non l’ha soccorsa? Mistero.
Con i segugi del commissariato di Porta Ticinese e della squadra mobile che partono dai dati certi e da quelle che almeno per ora bisogna definire delle coincidenze per ricostruire questo giallo. A iniziare dalla casa del festino. Chi aveva le chiavi? Oltre ad Angelo, che evidentemente le conservava ancora pur non abitando più lì, un altro mazzo lo aveva e ha anche il proprietario del bilocale, che coincidenza vuole essere se non amico buon conoscente sia di Angelo sia della stessa Concetta, sua cliente abituale. Chi è? Piero Rattazzo, proprietario della storica vineria, Ambrogino d’oro nel 2005 su proposta del consigliere di Rifondazione Atomo Tinelli. Insomma, un’icona vivente che coagula le anime della sinistra, tra radical chic, intellighentia e punkabbestia. «Quella sera - assicura - non sono salito su in quella casa e nemmeno sapevo di questo festino. Magari la polizia troverà dei mozziconi di mie sigarette, ma che volete, ogni tanto andavo in quell’appartamento sopra il bar a riposare». Tutto chiaro? Per niente. Almeno stando al sostituto procuratore Giulia Perrotti e ai suoi inquirenti. Da mesi scandagliano questa brutta storia che il Ticinese vorrebbe buttarsi presto alle spalle, dopo aver però capito come è andata. Bisogna quindi ritornare a quella domenica, il 14 maggio.
Tutto accade in pochi metri, nel palazzo di corso di Porta Ticinese al civico 83. A piano terreno il bar Rattazzo, al primo la casa di Concetta con Roberto, al terzo sia il trilocale della madre di Roberto e «suocera» di fatto di Concetta, sia in fondo al ballatoio l’appartamento di Rattazzo, dove lunedì 15 maggio, verso le 24, viene trovata la donna ormai morta. Siamo in piena campagna elettorale. Atomo Tinelli festeggia dalle 18 in poi un «aperitivo rosso sinistra - si legge sul suo sito - vino rosso, salame e pancetta per tutti al mitico bar Rattazzo». La sera è fresca e piacevole. Fuori dal Rattazzo, a firmare autografi si mischia a centinaia di persone persino Dario Fo, che corre per la poltrona di primo cittadino. Dietro al bancone, come sempre, Rattazzo smista piatti e birre. Tra avventori, amici e compagni ecco che sbuca verso le 20 proprio Concetta, cliente abituale che ama ciondolare al bar di Piero. La ragazza beve qualche bicchiere. Chiacchiera con un’amica detta «la francesina», pare di origini iraniane. Scherza. E organizza o accetta di partecipare con degli sconosciuti al festino.
Al terzo piano però la suocera e le sorelle del convivente l’attendono per cena. Ma lei, pur legatissima ai familiari di Roberto, non si fa vedere. Sino a tarda sera quando passa per un saluto. «Mi disse che andava a riposarsi a casa sua al primo piano - ricorda la madre di Roberto - mentre a mio figlio, abbiamo poi scoperto, gli disse che avrebbe dormito da me, come ogni tanto faceva. Ma qui dopo quel saluto non è mai entrata». Insomma, una bugia a suocera e una al convivente per eludere qualsiasi sospetto.
Così Concetta si infila nel bilocale al terzo piano. Con lei entrano ed escono amici che nessun vicino vede o incrocia. L’indomani mattina, lunedì quindi, Roberto e la madre capiscono che Concetta ha detto loro una bugia: «Credemmo che fosse andata - spiega Roberto - a trovare una sorella fuori Milano». Passa l’intera giornata e nessuno si preoccupa più di tanto. Così la sera al rientro dal lavoro. Fino all’una di notte. Quando alla porta di Roberto bussa la polizia chiamata da Angelo. Ora gli inquirenti sondano i rapporti che legano i protagonisti di quella serata. Per individuare chi ha passato la droga a Concetta e incriminarlo per «morte come conseguenza di altro delitto», ovvero omicidio colposo derivante dallo spaccio di stupefacenti.
Al momento infatti nessuno è indagato. Ma gli inquirenti stanno stringendo ora dopo ora il cerchio degli indiziabili. «Il fatto che Rattazzo abbia precedenti per spaccio di cocaina - spiega un investigatore - è un indizio che di certo non lo aiuta». Ma lui ancora giura: «Di questa storia non so niente».
Gianluigi.nuzzi@ilgiornale.it