Coca party col morto in casa del barista della sinistra chic

Donna stroncata da overdose sopra il bar Rattazzo

Gianluigi Nuzzi

Qualcuno ha lasciato Concetta seminuda morire in una lenta agonia. Dopo un festino di cocaina, alcool e sesso con amici ancora senza volto. Concetta stava male ma chi si divertiva con lei senza esitare l’ha abbandonata al suo destino.
Fuggi fuggi. Se ne sono andati tutti dall’appartamento sfitto al terzo piano di corso di Porta Ticinese 83, un palazzo vecchia Milano che in quella domenica notte di maggio ancora ospitava le vetrine delle «Cantine Rattazzo», ritrovo cult della sinistra radical milanese di proprietà di Piero Rattazzo. Concetta, 39 anni compiuti in aprile, si è trascinata sul pavimento boccheggiante, tra preservativi, bicchieri vuoti e fazzoletti. Ma da sola non ce l’ha fatta: all’alba è morta. I partecipanti al festino per un giorno intero, tutto il lunedì, hanno fatto finta di niente, come rimuovendo la tragedia della notte prima, quel cadavere seminudo ancora nella stanza da letto. «L’hanno lasciata morire come un topo in trappola, per un giorno intero nessuno l’ha aiutata», urlano oggi Pilly e Cinzia, sorelle del fidanzato Roberto, con il quale Concetta conviveva da cinque anni in un buco di monolocale al primo piano proprio dello stesso stabile. E in effetti sembra esser andata proprio così visto che solo la sera dopo, tra le 24 e l’una di notte, una persona si è presentata ad aprire quella porta.
Seppur non abiti lì da quasi un anno a girare le chiavi arriva l’ultimo inquilino, il tabaccaio Angelo di corso di Porta Ticinese: «Avevo mandato Concetta a pulire casa, dandole le chiavi - afferma - e l’ho trovata morta». (...)