Cocaina nel pacco-dono natalizio

Batik stupefacenti dalla Bolivia. Un plico natalizio con 10 tele finemente decorate con paesaggi andini è stato bloccato dai carabinieri di Ostia. All’interno? Un kg di cocaina purissima (valore quasi mezzo milione di euro) destinato a una donna del posto. Laura S., 30 anni e un curriculum criminale di tutto rispetto, lo aspettava con ansia, come avrebbe spiegato all’incaricato della consegna. Solo che il postino che ieri mattina ha bussato alla sua porta, in realtà, era un militare travestito da portalettere. Le manette scattano quando la donna mette la propria firma sulla ricevuta della spedizione. L’accusa è di traffico internazionale di stupefacenti. L’involucro, privo del mittente, era stato intercettato all’interno del comparto doganale dell’aeroporto Leonardo da Vinci nei giorni scorsi. Una missiva, del resto, a dir poco sospetta, proveniente da uno dei principali Paesi a rischio e destinata a una persona già finita in carcere proprio per spaccio di droga. Quanto basta alla Procura di Civitavecchia per autorizzare l’indagine. Una delle infinite storie di narcotrafficanti e dei mille espedienti utilizzati per eludere i controlli. Dagli ovuli ingeriti dagli esperti «ovulatores» addestrati dai cartelli colombiani ai doppi fondi di valigie e bagagli a mano. Tacchi imbottiti di polvere bianca, libri imbevuti di coca, bottiglie di rum alla cocaina liquida, droga disciolta persino nei parabrezza dei camper o nascosta nei parabordi di yacht transoceanici. «In questo caso - spiegano gli inquirenti - la droga era contenuta nelle tele da muro in tessuto con immagini tipiche. Ognuna aveva alle estremità superiori e inferiori dei tubicini in plastica vuoti. In realtà per tutta la circonferenza dei tubi e per la loro lunghezza c’era una sottilissima intercapedine che nascondeva alla vista e all’olfatto la droga». Sistema che ha permesso di superare i controlli aeroportuali e di sfuggire al fiuto dei cani.