«Coccolate Ronaldo se volete tanti gol»

Il consiglio di Galante Kakà, da ieri italiano: «Ora è felice». Moratti: «Nessun colpo al cuore»

Ronaldo cerca casa a Milano. Nel cuore dei milanisti ha già un posticino in prima fila. Garantito dalla prima mezz’ora di San Siro in maglia rossonera e dal duello con un vecchio sodale di scorribande notturne ai tempi dell’Inter di Simoni, Fabio Galante uno che adesso lotta insieme al Livorno e ai Lucarelli boys per guadagnarsi la pagnotta. Ronaldo cerca casa mentre Kakà diventa italiano a tutti gli effetti, per l’anagrafe cioè, non ancora per i regolamenti calcistici che lo classificano come extra-comunitario, quale brasiliano doc cioè. Chissà, forse è un segno del destino che la cerimonia intima avvenuta ieri in Prefettura a Milano (pratica presentata un anno prima subito dopo il matrimonio con Caroline Celico, la sua giovane moglie italiana a tutti gli effetti, con doppio passaporto) arrivi proprio nelle ore in cui Ronaldo mette le tende dalle parti di San Siro e si scalda per giocare anche a Siena, sabato pomeriggio, magari dall’inizio invece che dalla fine come accaduto col Livorno. «Lo vedo felice e contento, al contrario di quel che accadeva prima quando lo trovavo triste e giù di morale» riferisce un Kakà, apparso come improvvisamente riacceso dalla presenza del Fenomeno in campo. «E io sono onorato di essere italiano e contento di poter essere utile all’Italia».
Un campione tira l’altro, un brasiliano tira l’altro. E, dopo Ronaldo, molti aspettano a Linate Ronaldinho, secondo uno schema scontato della comunicazione. «Spero che Ronaldinho arrivi perché vorrà dire che il Milan ha sempre voglia di vincere qualcosa di importante». Ne è consapevole lo stesso Gattuso, passato ieri dalla sua Calabria per una pratica pubblicitaria («è stato più difficile tagliare la barba che fare gol al Livorno») e capace di parlare chiaro. Specie quando gli sottopongono il paragone tra Ronaldo e Sheva. «Ronie ci ha dato entusiasmo, ma dimenticare quel che ha fatto Sheva in fatto di gol è impossibile» racconta stregato dall’ucraino.
Allora è meglio rivolgersi a Fabio Galante per avere notizie di prima mano sull’ultimo Ronaldo apparso al popolo rossonero. A vederli insieme, sembravano reduci da un allenamento ad Appiano. «Ridevo perché mi ha detto a bruciapelo: ora ti faccio gol» racconta Galante che col passare degli anni si è imborghesito, domenica sera ritorno a Livorno invece di passare dalle discoteche di corso Como, a Milano, che hanno sempre un tavolo riservato per lui. «Sarà difficile, gli ho risposto piccato, perciò abbiamo cominciato a ghignare» riferisce ancora Galante che apprezza del Ronaldo ritrovato il fiuto per la porta. «Ai tempi di Appiano partiva da metà campo, ora appena guadagna lo spazio cerca la porta. E la trova, questo è il guaio per gli avversari» fa sapere sempre Galante che fu, al pari di Gigi Simoni, uno di quelli intervenuti pubblicamente per garantire a Ronaldo neroazzurro un trattamento diverso. «È tutto vero. Io gli dicevo: Ronie, facci vincere la partita e poi fai quello che vuoi» racconta Galante che passa il consiglio a quelli del Milan. «Bisogna coccolarlo per ottenere da lui il massimo» fa sapere l’amico delle scorribande di una volta.
Dell’altro Ronaldo rimangono solo le parole di Massimo Moratti. «È spiacevole vederlo con la maglia rossonera ma non è stato un colpo al cuore» ammette. «L’ho visto solo in tv a sera inoltrata, gli ho visto fare una bella giocata». E il rimpianto monta.