Cochi e Renato nella piazza del cabaret

Da stasera 4 puntate di «Stiamo lavorando per noi» con canzoni, gag e comici non imposti

da Milano

Si può mascherare da atto egoistico un'opera umanitaria? Sì, se si ha il gusto dell'assurdo e del surreale di Cochi e Renato. Il loro ritorno in tv (in prima serata da oggi per quattro mercoledì su Raidue) con la formula dello show a due si intitola Stiamo lavorando per noi, così spiegato dalla storica coppia: «Abbiamo 10 canzoni nuove, nuove gag, scritte senza alcun compromesso con la Rai, abbiamo scelto i nostri ospiti e collaboratori, abbiamo detto i nostri no, ci divertiamo un sacco e lo facciamo essenzialmente per noi». Il fatto è che uno show del genere, questa è l'opera umanitaria, riporta aria fresca in tv, e fa giustizia delle polemiche sui palinsesti tendenti al trash e inclini alla bassa qualità. La novità, sembra di capire, sta in un passato che funzionava e che oggi sembra più rivoluzionario dei riti a colpi di format: a 34 anni da Il poeta e il contadino e a poco meno dall'inno beffardo di La vita l'è bela in Canzonissima, quindi, Cochi e Renato fanno ciò che gli riesce meglio, ci fanno sbellicare. E con quella ruspante e anarcoide freschezza innamorata del non-sense che è loro prodotto tipico. La scenografia nella quale si muove l'occhio registico di Paolo Beldì consiste in una pedana, una piazza, una strada e un palazzo da cui spuntano colleghi di risata come Bebo Storti (il fruttivendolo), Stefano Chiodaroli (il panettiere), Bove e Limardi (i muratori), e tanta altra umanità di quartiere travestita da cabaret. O viceversa. Più gli ospiti illustri e storici: Enzo Jannacci, Renzo Arbore, Lino Toffolo, Gene Gnocchi e persino il mago Silvan. «Sigla iniziale e finale senza tagli, come è invece di pessima abitudine oggi», specifica Beldì. E quindi: una canzone prologo dedicata all'aeroporto di Malpensa («è l'aeroporto che piace all'aeroplano») e una, finale, agli italiani.