Codacons all'attacco: via a prime class action contro tre ministeri

Notificate tre azioni per recidere il contratto con le industrie farmaceutiche
relativo alla fornitura di vaccini contro l’Influenza A, mettere in sicurezza le zone a rischio frana e sfoltire le classi sovraffollate

Roma - Al via le prime tre class action contro la Pubblica amministrazione. Proprio nel giorno in cui è entrata in vigore la normativa, il Codacons ha notificato tre azioni collettive contro altrettante amministrazioni statali. Oggi, infatti, l’Ufficiale giudiziario ha notificato le tre diffide, previste dalla legge, cui seguirà dopo 90 giorni il ricorso al Tar del Lazio per la condanna delle amministrazioni ove non ottemperino alla diffida.

Il contratto con le industrie farmaceutiche Con la prima class action, l’associazione ha chiesto ai ministeri della Salute e dell’Economia e al direttore generale della Sanità, Fabrizio Oleari, di risolvere subito il contratto con le industrie farmaceutiche relativo alla fornitura di vaccini contro l’Influenza A per il nostro paese. L’azione mira a far ottenere agli utenti del Servizio sanitario nazionale (oltre 60 milioni di cittadini) i soldi già pagati dall’Italia per l’acquisto di 24 milioni di dosi del vaccino, soldi che rappresentano una spreco immane vista la scarsa adesione alla vaccinazione e l’allarme legato al virus H1N1 che fin dall’origine, non sussistendo i presupposti di una "pandemia" come definita dall’OMS, era del tutto infondato ed esagerato. Il risarcimento è pari ai 186 milioni di euro spesi per l’acquisto dei vaccini inutilizzati e corrispondente alla somma della frazione di spettanza per ciascuno degli iscritti al Ssn (fonte Istat: 60.067.070 persone) dell’importo di 3 euro circa, oltre a 50 euro di risarcimento "simbolico" per ogni iscritto, per un totale di oltre 9,3 miliardi di euro.

Le zone a rischio frana Con la seconda class action si chiede al responsabile del dipartimento della Protezione Civile e agli enti locali di mettere in sicurezza, entro 90 giorni, alcune zone a rischio frana già individuate dalle pubbliche autorità (Roccaraso, Noli, Civitanova del Sannio, Erice, AciCastello, Santa Marinella, Mandatorriccio, San Lorenzo Maggiore, Gavazzana), e di disporre un risarcimento in favore degli abitanti di questi comuni a rischio, per i pericoli corsi ancora oggi a causa del dissesto del proprio territorio. La misura del risarcimento stimata dal Codacons è pari a 100mila euro a famiglia, e i cittadini interessati sono oltre 75mila, per un totale di circa 7,5 miliardi di euro, oltre ai costi sostenuti per "mettere in sicurezza" da soli la propria casa.

Classi sovraffollate Decorsi i 90 giorni dalla diffida notificata oggi, l'associazione chiederà al Tar del Lazio di ordinare al ministero della Pubblica istruzione e ai 20 Direttori scolastici regionali di rispettare il limite previsto dalle leggi vigenti di 25 alunni per aula. I genitori degli studenti costretti a fare lezioni in classi sovraffollate e dove il numero di alunni supera le 25 unità, così come i docenti, possono aderire alla class action e chiedere un risarcimento che il Codacons stima in 250 euro a studente. Nel ricorso si chiede la restituzione alle famiglie di una parte della tassa scolastica pagata in proporzione al minore spazio a disposizione di ciascun alunno (la legge prevede 1.80 mq per alunno nelle scuole materne, elementari e medie e 1,96 mq/alunno nelle scuole superiori), oltre il danno connesso al rischio per la sicurezza e la diminuzione del servizio istruzione reso ridicolo da classi pollaio di 35-40 alunni a causa dei tagli agli organici del personale docente. Sulla base delle sole segnalazioni pervenuteci (oltre 150 istituti per 4.100 alunni) la somma richiesta è pari a oltre un milione di euro.

L'interesse dei cittadini "I tre ricorsi - ha spiegato il presidente Codacons, Carlo Rienzi - interessano milioni di cittadini e, come prevede la legge, sono stati notificati oggi ai soggetti tenuti ad adottare entro 90 giorni i provvedimenti previsti dalla legge 241/90. Dopo lo scippo di Brunetta che ha rinviato sine die, con la scusa di fissare gli standard qualitativi dei servizi, la class action più importante, quella cioè contro i gestori di servizi pubblici, abbiamo potuto agire contro i ministeri solo per le pesanti inadempienze e abbiamo voluto centrare tre problemi fondamentali per i cittadini: la salute, con i soldi sprecati attraverso l’inutile acquisto dei vaccini che ha prodotto il danno di diminuire le prestazioni sanitarie del SSN, la sicurezza veramente poca nei comuni abbandonati in zone franose come tali individuate già dalle stesse autorità pubbliche, e l’istruzione pubblica che ha costretto studenti e docenti in classi pollaio".