Il Codacons «falso» fa la colletta contro il Codacons «vero»

Paola Setti

E infine accadde che la paladina della difesa dei consumatori non riuscì a difendere se stessa dai consumatori. Per un anno Anna Massone ha gridato al mondo «sono io l’unica vera presidente del Codacons Liguria». Per un anno il Codacons nazionale le ha risposto che invece «l’unica vera presidente è l’avvocato Diana Barrui». Ricorsi, diffide, controricorsi, infine il primo e il secondo grado di giudizio al Tribunale di Genova, che, con impietosa ordinanza inoppugnabile, condanna Massone non solo a smetterla, per dirla in breve, ma anche a risarcire le spese legali al Codacons, 1640 euro per le due udienze. La sentenza definitiva è del 13 ottobre scorso, ma a un mese di distanza l’incubo è ben lungi dall’esser finito.
L’e-mail firmata Codacons Liguria (quello falso) è di ieri: «Ora abbiamo bisogno di tutti voi per aiutare la nostra presidente a portare avanti questa grande battaglia da lei intrapresa nei vostri interessi». Tutti voi chi? Chiunque voglia versare qualcosa, perché l’appello è a fare colletta per raccogliere la cifra di cui sopra. La grande battaglia de che? Ma ovvio, quella contro chi «spera di bloccare la nostra causa per mancanza di fondi da parte nostra», là dove appare chiaro che ci dev’essere un complotto, il Codacons e il Tribunale alleati contro Anna Massone, se è vero che «per non farvi sapere quanto sta accadendo è stato chiesto al provider un illegale oscuramento del nostro sito, nonostante il parere negativo dello stesso Cnr». Lei comunque non demorde, e si prende anche la briga di segnalare come quegli altri, il Codacons della Barrui, in verità non tuteli sul serio i consumatori, e abbia l’aggravante di aver appoggiato Romano Prodi alle elezioni: «La politica non dovrebbe mescolarsi con le associazioni no profit». Poi torna alla carica: «Non è per me certo un vanto, ma legalmente ad oggi sono presidente e unica responsabile del Codacons Liguria e Codacons regione Liguria». Oh. E anche: «Mi vanto invece di aver citato in Tribunale il Codacons nazionale».
E sì che le due sentenze parlano chiaro. La prima giudica «inaccoglibili» le domande di Anna Massone, e stabilisce che «dal novembre 2005, dunque, la Massone non è più la responsabile del Codacons per la Regione Liguria», la seconda giudica, come dire, persino incomprensibili le domande della Massone, e la condanna al pagamento delle spese legali. Scrivono infatti i giudici che non si capisce: o Anna Massone reclama «un suo diritto “alla reintegra” nel posto in precedenza occupato di Presidente del Codacons Regione Liguria, ed in tal caso la domanda è assolutamente priva di qualsiasi riferimento normativo o contrattuale a fondamento di tale pretesa», o chiede «un mero diritto risarcitorio che tuttavia non rende percorribile alcuna tutela cautelare». In ogni caso, aggiungono: «Resta il fatto che la domanda in questa sede azionata è del tutto carente di quegli “elementi di diritto costituenti le ragioni della domanda”», ergo: il ricorso è nullo e inammissibile e rigettato.
Diana Barrui auspica che adesso Anna Massone «prenda coscienza». Altrimenti si torna in Tribunale.