Codacons, una poltrona per due

Paola Setti

Quando non sai dove sbattere la testa che la burocrazia è impazzita e il senso d’impotenza ti attanaglia trovi sempre qualcuno che con tono paternalistico ti dice: «beh rivolgiti alle associazioni dei consumatori». Bella battuta. Già capire chi sono e quanti e dove stanno è un rebus. Figurarsi ora che una dei maggiori referenti, il Codacons, è lì che si lava i panni sporchi ma mica in casa. Per dire, alzi la mano chi sa chi ne è il presidente. Ecco, non lo sanno neppure loro, o meglio, almeno in due sono convinti, convinte anzi, che son donne, di esserlo, e la storia si sta tingendo di giallo. Per dire. Se cerchi Codacons su Google trovi il sito ufficiale Codacons.it, e lì ti dicono che il referente per la Liguria è un’avvocato che di nome fa Diana Barrui. Ma se sul motore di ricerca digiti Codacons and Liguria per abbreviare la navigazione, esce invece anche la pagina Codaconsliguria.it, dove una rassicurante signora bionda che si chiama Anna Massone si autodefinisce presidente del Codacons in Liguria, appunto. Anche le sedi sono diverse: la prima sta in via Galata 33/5, la seconda in via Rimassa 70-4.
Anna Massone interpellata al telefono dice di non volerne parlare, intanto però è da dicembre che invia e-mail a tutte le redazioni di Tv e carta stampata per denunciare che «l’avvocato Diana Barrui si presenta pubblicamente in qualità di presidente o responsabile fregiandosi indebitamente di titoli che non le spettano», che «presidente in carica del Codacons Liguria e del Codacons regione Liguria» è invece lei, Massone Anna, e che pertanto «qualora non provvediate a fare rettifica di quanto pubblicato o trasmesso in merito alla qualifica dell’avvocato Barrui mi riservo di tutelare i miei diritti nelle sedi competenti».
Diana Barrui dal canto suo al telefono risponde per dire che sì, altroché se è lei la responsabile, perché il Codacons Liguria è stato commissariato, il commissario è Marco Maria Donzelli, e lei è stata nominata ad interim, cioè fino a quando non verrà individuato un nuovo presidente. Dice che i vertici romani l’hanno autorizzata a utilizzare il proprio studio privato di via Galata. E la nomina la esibisce volentieri. È del 10 ottobre 2005: «Gentile avvocato Diana Barrui, Le comunichiamo che il collegio di Presidenza del Codacons Le ha conferito delega per la rappresentanza legale pro-tempore del Codacons regione Liguria per l’adempimento delle formalità relative alla presentazione delle domande di iscrizione e presentazione dei progetti e per tutte le altre attività di rappresentanza del Codacons regione Liguria». Firmato dal coordinatore nazionale del Codacons Romana D’Ambrosio per il collegio di Presidenza.
Il problema è che qui tutti parlano «carte alla mano» e allora non ci si capisce più alcunché. «Ai sensi dello Statuto Codacons l’unico soggetto che ha facoltà di nominare rappresentanti locali è la sottoscritta» avverte Massone. E in effetti, l’articolo 6 «Organizzazione» dice che «le sezioni provinciali e locali sono coordinate dalla sezione regionale corrispondente che ha il compito di nominare e revocare i responsabili locali e gode di autonomia organizzativa, gestionale e funzionale sulla base di statuti interni approvati dalle singole assemblee regionali dei soci e ratificati dal Collegio di Presidenza».
Macché. Se vai agli articoli 10 e 9 c’è scritto che «il Collegio di Presidenza svolge integralmente le funzioni del Presidente e del Comitato esecutivo», e che il Comitato esecutivo, composto dai vertici nazionali, «ha il potere di commissariare o sospendere referenti o delegati regionali per gravi inadempienze o violazioni statutarie ovvero per mancato funzionamento ed esecuzione dei deliberati del cdp, perdurato almeno un mese». Esattamente ciò che è successo con Anna Massone, spiega D’Ambrosio: «Il Collegio di presidenza e il comitato esecutivo hanno deciso il commissariamento di Anna Massone per la mancata esecuzione di alcuni deliberati del collegio di presidenza. L’avvocato Barrui adesso fa funzioni di presidente».
È la storia delle due verità. Annuncia Massone di aver diffidato e querelato l’avvocato Barrui «per usurpazione di titoli e per ogni altro reato conseguente e correlato». Replica D’Ambrosio che i vertici nazionali per il momento stanno tentando la «transazione bonaria», inviando lettere in cui Massone viene diffidata dall’utilizzare il titolo di presidente. «Ma certo se la questione andrà avanti così saremo costretti ad adire le vie legali» avverte. Lei, Massone, per il momento non ha modificato né chiuso il sito Internet, per quanto molte finestre non si aprano più. Anche lì, al Codacons non è andata giù quella foto enorme sull’home page, «perché il Codacons non può essere identificato con una sola persona» lamenta D’Ambrosio. Intanto continua la guerra di e-mail. Barrui ne inviò una con un comunicato il 2 dicembre scorso, il 3 già c’era la diffida di Massone, cui ne seguì un secondo il 23 dicembre.
Se poi domandi un parere a uno come Furio Truzzi, che è leader ligure della Consulta dei consumatori ti rendi conto di quanto sia sentita la questione: «Le organizzazioni sociali dovrebbero sempre privilegiare i contenuti e gli interessi dei cittadini e non le beghe interne, non per omertà ma per rispetto dell nostro lavoro e della nostra credibilità» è l’appello. Resta da segnalare che trattasi di guerra per il prestigio del titolo magari, ma non altro, perché le cariche dei presidenti Codacons non sono remunerate, ma solo volontaristiche.