In codice Andreotti ribattezzato «Omissis»

Nella documentazione sui conti segreti dello Ior, quindi negli atti interni della banca e nelle lettere del presidente Angelo Caloia, prelati e politici venivano coperti con nome in codice e di città italiane. «Omissis» ad esempio corrisponde a Giulio Andreotti, indicato come firmatario del conto Fondazione Cardinale Spellman,«Roma» era invece monsignor Donato de Bonis, al quale faceva riferimento tutto il comparto occulto di oltre 20 depositi top secret. Altre sigle seppur si ritrovano negli atti dell’archivio Dardozzi, esaminati in «Vaticano S.p.A.», rimangono non decifrabili, come «Siena» e «Ancona». Quest’ultimo dovrebbe essere il nome in codice attribuito a monsignore Pasquale Macchi, già ascoltato segretario di Giovanni Battista Montini e sostenitore di Marcinkus negli anni ’70 per esser poi nominato da Wojtyla arcivescovo di Loreto nel 1988.