Il codice a barre dell’Universo

Il «pi greco» è una costante numerica universale assoluta con miliardi e miliardi di decimali (che tendono all’infinito) che si possono calcolare ma di cui ordine e distribuzione non si sa nulla. Il primo zero, fra i decimali, compare soltanto alla trentaduesima posizione. Già nell’antichità il pi greco venne ottenuto dal rapporto fra due numeri interi come 22/7 o 355/113. Nel 1985 riuscii a far breccia nell’«edificio» del pi greco: con un’operazione aritmetica diretta lo ottenni dal rapporto tra due numeri formati interamente dalle cifre 1 e 0. In altri termini, si è trattato di «sfilare» il trascendente pi greco come il filo di una calza. La scoperta fu da me presentata all’Associazione Nazionale degli Uomini di Scienza di Romania, all’Accademia di Romania a Bucarest e al Consiglio Nazionale di Scienza e Tecnologia.
Grazie a questa operazione, ho realizzato un record finora insuperato: ottenere il pi greco con una precisione di centesimi di milionesimi dei suoi decimali, la più alta in assoluto ottenuta attraverso operazioni dirette. A causa delle difficoltà di calcolo, mi sono fermato a un miliardesimo di valore decimale. Ma menti e mezzi più potenti potranno arrivare a sgombrare l’intero edificio del pi greco dimostrando che questa costante numerica sarebbe il «codice a barre dell’Universo» che consentirebbe tutte le transizioni così come noi, con il nostro codice a barre, effettuiamo le nostre transazioni commerciali. Questo avrebbe implicazioni straordinarie, dimostrando che lo spazio sarebbe quantificabile con delle griglie, un genere di «ministringhe» che tiene ben consolidato il nostro mondo. Le implicazioni sarebbero anche di natura cosmologica e, di più, filosofica, perché il pi greco, prima di essere il rapporto fra la circonferenza e il diametro di un cerchio, è il rapporto tra qualunque linea curva chiusa e qualunque linea retta aperta. E l’Universo è il rapporto tra un’infinità di linee curve e rette. La linea retta rappresenta la radianza, mentre la linea curva esprime il campo: le radiazioni sono rette, mentre il campo (gravitazionale o magnetico) è curvo.
Ed ecco infine la famosa equazione: 1001110000011 diviso per 11,1111100111 alla undicesima potenza = 3,14159267... (Il rapporto è a cascata. Il risultato si ottiene premendo il tasto «uguale» della calcolatrice per 11 volte. Stranamente anche la potenza è fatta da 1 e 1). Per ottenere un pi greco più «pulito» basta trovare la giusta combinazione nella sequenza fra gli «1» e gli «0». Questo «arrangiamento» numerico avvicina il pi greco al codice a barre. Se la lettera p nel pi greco suggerisce visivamente la parte di un cerchio sezionato da un diametro, la lettera p nell’alfabeto greco, è costituita da due linee verticali sotto a una orizzontale. Un’allusione all’1 e alle barre del codice? I megaliti di Stonehenge costituiti da due pietre verticali sovrastate da un’altra pietra orizzontale sarebbero una reminiscenza dello stesso pi greco? Tanto più che il santuario di Stonehenge è circolare ed era chiamato «il calcolatore di pietra dell’antichità».
Inoltre in natura non tutte le linee curve sono perfetti cerchi, bensì sono ovoidali, e perciò il loro rapporto con la linea retta dà un pi greco alterato, non «immortale» come quello classico, ma di corta durata e precisione secondo il ciclo naturale del fenomeno in causa. Nel mondo subatomico e nei sistemi stellari i cerchi hanno un pi greco più perfetto e durano anche miliardi di anni mentre attorno a noi i movimenti sono imperfetti e durano poco. Il pi greco, quando si manifesta in natura, «usa» alcuni margini di tolleranza o di minima efficienza: in tali circostanze «usa» un numero limitato di decimali perché non è necessaria la massima precisione. Esempi evidenti di ciò sono i fenomeni ondulatori o plasmatici (come i fulmini globulari), quando il sistema, trovando il proprio equilibrio, oscilla tra quei limiti di tolleranza. Anche il campo biologico, che comprende pure la mente dell’uomo, la vita in generale, usano questo «trucco». Il pi greco perfetto con i suoi miliardi di miliardi di decimali, nell’etere esprimerebbe la perfezione, e di sicuro civiltà aliene molto avanzate lo cercherebbero da migliaia se non milioni di anni senza trovare la fine dei suoi decimali. E questo è niente, se pensiamo non al pi greco di una circonferenza, ma a quello di una sfera.
Che tra il pi greco e la perfezione ci sia uno stretto collegamento non è in dubbio, dal momento che la parola PER-FEC-TIONE contiene proprio la formula PER, ossia pi e R (dove pi è il pi greco e R è il raggio), presente nelle formule del cerchio, cioè 2Xpi grecoXR (circonferenza) e pi grecoXR alla seconda (superficie). PER-FEC-TIONE vuol dire «per fare un’azione» in conformità al pi greco e al raggio, cioè per-fetta.
* vasidro@tiscali.it
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