Il codice non si arresta di fronte alla morte

(...) di non mollarle quella mano un istante. Lo avrebbe fatto mentre lei avrebbe potuto ricambiare quel gesto con un sorriso, anziché agonizzare con gli ultimi gemiti che le concedeva una malattia nota già cinque anni fa. Giovanni Novi avrebbe lasciato quella mano per attaccarsi al telefono e chiamare gli amici per depistare le indagini? Avrebbe perso gli ultimi giorni di vita di sua moglie per partecipare a riunioni carbonare allo scopo di fare fessi due magistrati? Nella strada che separava la sua abitazione dalla clinica Montallegro avrebbe pensato alla sua Nucci o alle risposte più maliziose da suggerire ai coindagati nell’inchiesta sul porto? Punti di domanda che qui, al Giornale, risultano persino superflui. Ma che sono lasciati lì a chiudere frasi solo perché è evidente che non tutti si sono dati la risposta che parrebbe la più ovvia, quella risposta che quasi tutti oggi, dopo la scomparsa di Nucci Novi Ceppellini si danno, esattamente il giorno dopo aver magari partecipato volentieri alla caccia al furbetto del molo. O, forse, i punti di domanda servono perché la legge non permette neppure che ci siano spazi per il dubbio. Che l’amore, i sentimenti, le emozioni possano entrare in un’indagine. Come se la vita e la realtà fossero un’altra cosa.
Un magistrato risponde al codice. E se un indagato è pericoloso, se può rifare quello che ha fatto, se può inquinare le prove, deve essere arrestato. Che sia un assassino o un ex presidente di autorità portuale ormai senza potere. Che sia un potenziale serial killer di ragazze o un incensurato e galantuomo fino a prova contraria. Il codice è questo. E dice anche che se per caso il tribunale del riesame dirà che quello di Giovanni Novi è stato un arresto illegittimo, pazienza. Mica si può criticare, in Italia, un magistrato. Sarebbe già troppo sperare in una richiesta di scuse. Per altri errori, costati vite umane, quelle scuse non sono neppure mai arrivate. Tutt’al più fioccano le accuse a un magistrato, un capo di magistrati, che si permette di dissentire dalle scelte dei suoi sostituti. Lo aveva fatto anche stavolta, in occasione dell’arresto di Novi, non firmando la richiesta di arrestare un uomo col rischio di arrestare una vita.